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Home » agenzie letterarie » SULLE AGENZIE LETTERARIE E LA TASSA DI LETTURA
lunedì, 24 lug 2017

SULLE AGENZIE LETTERARIE E LA TASSA DI LETTURA

Post by on agenzie letterarie, editoria 242 0

payIniziamo subito dicendo che la tassa di lettura è un’anomalia.

Anzitutto perché nei paesi anglofoni non solo non viene richiesta, ma chi lo fa finisce nella blacklist delle agenzie non affidabili, mentre in Italia ormai ha conquistato anche le grosse agenzie, che fino a qualche anno fa non la applicavano, e ormai sono pochi gli agenti che resistono al suo canto ammaliatore.

 

E poi è un’anomalia perché viene giustificata fornendo un servizio non richiesto, ossia la scheda di lettura. Ma chi cerca un agente letterario, lo fa perché il servizio che richiede è quello di ricerca di un editore e di rappresentanza presso lo stesso. Se volesse una scheda di lettura, si rivolgerebbe a un service editoriale, che può anche essere un servizio collaterale dell’agenzia letteraria cui ci si è rivolto, ma deve essere cosa indipendente e, soprattutto, non imposta come ‘biglietto di ingresso’ per la valutazione volta a un’eventuale rappresentanza.

 

Ora, da una parte, le agenzie si giustificano dicendo che, rispetto al mondo anglofono,  il nostro mercato è molto modesto e vivere con le sole royalty di agenzia non è possibile.

La giustificazione è però smentita dal fatto che, sebbene in numero esiguo, come ho detto esistono ancora agenti italiani che non applicano la tassa di lettura, eppure vivono su quel medesimo mercato.

 

D’altro canto, nella mente di moltissimi autori, la tassa di lettura  è ormai un concetto così radicato da essere percepito come normale e addirittura logico, poiché ripaga l’agente del tempo speso nella lettura. Gli autori dimenticano però che anche gli editori fanno la medesima operazione ogni giorno, senza chiedere un centesimo. Inoltre, a un occhio allenato, le potenzialità del manoscritto si manifestano senza il bisogno di doverlo leggere da cima a fondo. Certo, la cantonata è sempre in agguato e non si contano i bestseller che furono scartati da agenti ed editori, ma si tratta pur sempre di eccezioni che, oltretutto, in molti casi si sarebbero verificate anche leggendo il testo dalla A alla Z.

 

Anziché, dunque, arrampicarsi sugli specchi giustificando una tassa che non ha senso logico, ma serve solamente a sostenere l’attività che dovrebbe essere principale, non sarebbe meglio fare la scrematura gratuitamente, come dovrebbe fare normalmente un agente (e come in effetti fanno anche gli editori) e poi, una volta stabilito che quel dato autore è meritevole di essere preso in carico, pattuire (semestralmente, annualmente o come si vuole), oltre alla percentuale sul venduto e sugli altri diritti secondari, un piccolo onorario per il servizio di ricerca dell’editore e la conduzione delle trattative (che andrebbero, ovviamente, debitamente documentate)? In questo modo l’agente potrebbe contare su un piccolo fisso che, moltiplicato per tot autori, garantirebbe una base solida. Certo, non redditizia quanto far pagare due o trecento euro di default per schede non richieste (e spesso fatte da stagisti alle prime armi), ma nulla vieta all’agente di fornire, a richiesta, anche quel servizio e numerosi altri (che, curiosamente, nessuno oggi offre) collateralmente alla rappresentanza. Oltretutto, svincolandosi dall’ottica dello ‘schedificio in serie’, ne guadagnerebbe anche la qualità della prestazione.

In tal caso, la necessaria aleatorietà del contratto di agenzia che si basa solo sulla provvigione,  potrebbe venire superata ‘ibridizzando’ il rapporto col contratto d’opera, a disciplinare quelle prestazioni accessorie che possono essere rappresentate dalla redazione delle lettere personalizzate agli editori, dalla preparazione dei report agli autori, dalle sessioni con l’autore per la valutazione delle proposte etc., agganciandole all’emolumento fisso.

 

In quanto consisterebbe questo fisso è questione tutta da stabilire, ma questo post è fatto apposta per ragionare a voce alta, meglio ancora se con le categorie interessate (qualora vogliano intervenire nella discussione). Se penso che, per esempio, 100 euro mensili sono la media di un social manager che smanetta sulla posizione tutti i giorni per 2 o 3 ore al giorno, mi verrebbe da dire che per un’agenzia, cui non è richiesto questo tipo di impegno quotidiano, la cifra potrebbe essere ridotta alla metà. Un’agenzia potrebbe studiare però dei pacchetti che, con cifre a scalare verso il basso, incoraggiassero l’acquisto di tempi di servizio progressivamente più lunghi i quali, dal lato autore richiederebbero un esborso ancora inferiore ai 50 euro mensili e che, lato agente, gli garantirebbero un fisso più prolungato. In ogni caso le tasse di lettura già ora non sono insignificanti, se un manoscritto è un po’ voluminoso ai 600-1000 euro si può arrivare tranquillamente, oltretutto col rischio di essere scartati in ogni caso.

 

Questa idea di forfettario che a me pare di assoluto buon senso, trova tuttavia resistenze sia fra gli agenti che fra gli autori. I primi forse perché consapevoli che si tratta comunque di fonte meno redditizia della schedatura urbi et orbi e vabbè, posso capirlo. Quel che mi sorprende è invece l’atteggiamento degli autori, che sono psicologicamente più propensi alla tassa di lettura –  e quindi a un esborso alla cieca (visto che non è garanzia che si verrò presi in carico), quando non addirittura alla nefanda ‘contribuzione delle spese di pubblicazione’ con editori a pagamento – piuttosto che a un investimento in un servizio che potrebbe sfociare in una pubblicazione vera. E questo, davvero, va al di là di ogni mia comprensione. Forse, considerando che far accettare un’idea, e soprattutto un modello di business nuovo, presenta sempre una resistenza iniziale, si tratta di una reazione istintiva tipo “dov’è la fregatura? Meglio la tassa che la fregatura so già dove sta”. Ma qui non c’è alcuna fregatura, a me pare un modo di far venire reciprocamente incontro le esigenze di due parti senza ipocrisie. Perché per me, la tassa di lettura non è altro che un’ipocrisia del sistema editoriale italiano.

 

 

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