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Home » agenzie letterarie » LE AGENZIE LETTERARIE IN ITALIA
lunedì, 14 Ott 2013

LE AGENZIE LETTERARIE IN ITALIA

Post by on agenzie letterarie 1593 0

readingfeesAncora uno spunto che arriva da una discussione su Linkedin: la situazione delle agenzie letterarie in Italia.

 

Moltissimi autori sono convinti che la cosiddetta ‘tassa di lettura’, richiesta di default per esaminare un manoscritto, sia la regola e sia giustificata. In realtà non è così. In USA o in UK applicare la tassa di lettura significa finire immediatamente in blacklist. Allora perché in Italia la tassa di lettura viene applicata dalla stragrande maggioranza degli agenti, salvo poche felici eccezioni?

 

Di solito la si giustifica dicendo che il nostro mercato è più piccolo e meno sviluppato, e in effetti sappiamo tutti la tragica condizione in cui versa l‘Italia quanto a consumo di libri. Quindi questa entrata supplirebbe alle minori possibilità di fare affari semplicemente guadagnando, come dovrebbe essere normalmente, una percentuale sui contratti procurati dall’agente al proprio cliente-autore.

 

Tuttavia il fatto stesso che, nel nostro Paese, esistano eccezioni che NON applicano la tassa di lettura smonta questa giustificazione, essendo una riprova che, anche da noi, c’è chi è in grado di esercitare il mestiere dell’agente senza ricorrere a questo escamotage.

 

Non solo: un qualsiasi editore opera esattamente lo stesso tipo di scrematura con tutti i manoscritti che gli vengono recapitati e quindi, se lo fa gratuitamente l’editore, non si capisce perché l’agente debba farlo a pagamento.

 

C’è poi un’altra integrazione che molte agenzie italiane utilizzano ed è quella di prendere un autore in scuderia facendogli pagare il servizio svolto per il periodo contrattualmente contemplato, indipendentemente dai risultati ottenuti. Questa pratica, a prima vista, ha già più senso, visto che effettivamente la ricerca di un editore implica l’impiego di mezzi e di attività.

 

Tuttavia, se ci si riflette un po’ sopra, qualcosa stona: chiunque fornisce un servizio si fa pagare per quello ma non chiede, poi, una percentuale sui contratti procurati in virtù di quel servizio. Non si capisce quindi perché un’agenzia dovrebbe guadagnare due volte.

 

Nell’eventualità che questo post fosse letto da un agente che applica questi due modi, o anche uno solo di essi, e che volesse confrontarsi apertamente, questo spazio resta a disposizione, perché confrontarsi resta sempre il miglior modo per sviscerare e capire a fondo un argomento.

 

Nell’attesa, il mio invito agli autori che fossero alla ricerca di un agente è di cercarne uno fra i pochi free esistenti nel nostro Paese.

 

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