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Home » marchi » IL DANNO DEL MERCHANDISE MUSICALE PIRATA SULLO SFRUTTAMENTO DEL MARCHIO
martedì, 14 Nov 2017

IL DANNO DEL MERCHANDISE MUSICALE PIRATA SULLO SFRUTTAMENTO DEL MARCHIO

Post by on marchi, Musica, Pirateria 227 0

Negli ultimi due decenni, con l’avvento di Internet, non è un segreto che la musica sia entrata in profonda crisi e che la vendita dei dischi non rappresenti più il caposaldo delle entrare degli artisti.

 

Questo caposaldo, oggigiorno, è dato anzitutto dai concerti live e poi dagli introiti derivanti dalla vendita del merchandise, che si basa sullo sfruttamento economico del marchio sotto cui i musicisti svolgono l’attività. I più fortunati possono contare anche sui contratti di endorsement (di cui parleremo in futuro), ma si tratta di pochi eletti.

 

Se per le band di nicchia il problema della contraffazione del merchandise non sussiste, perché la loro limitata notorietà non rende appetibile il rischio, per i musicisti che godono di vasta fama costituisce un serio danno.Ma poiché non tutti sanno come funziona questo meccanismo e, non sapendolo, non ne immaginano i risvolti, ecco un breve inquadramento sul ‘dietro le quinte’.

Tutti i gruppi/artisti di un certo livello si affidano abitualmente a società specializzate in produzione di T-shirt, tour programme, spillette e memorabilia di vario tipo. Con dette società siglano un regolare contratto di merchandising: gli artisti ottengono il pagamento di una somma per lo sfruttamento del proprio marchio sui predetti articoli e, in più, ricevono una piccola percentuale sul venduto e un certo numero di articoli gratuiti.

 

Tali società devono inoltre sostenere le spese per un addetto vendite che segua il gruppo o l’artista durante tutto il tour, nonché le spese di produzione e trasporto degli articoli e, infine, spesso debbono versare una percentuale (variabile) al locale che ospita il concerto in cambio del permesso di installare il banco di vendita del materiale.

 

A volte, se il gruppo suona in veste di semplice supporter, c’é perfino il rischio che la band headliner avanzi pretese su una percentuale del merchandise del gruppo spalla. A questo punto la situazione è già paurosamente in bilico, ma il ‘colpo di grazia’ deve ancora arrivare.

 

Infatti, prima che i potenziali acquirenti abbiano guadagnato l’interno del locale, i bootleggers, attivi all’esterno numerose ore prima dell’inizio del concerto, hanno già avuto modo di offrire loro la propria mercanzia contraffatta. Costoro possono permettersi prezzi di gran lunga inferiori rispetto al merchandise ufficiale, in quanto usano materiale meno pregiato, non devono pagare quote per lo sfruttamento del marchio del gruppo, né percentuali al locale. In più il loro guadagno è esentasse.

 

Il risultato é la sottrazione, ogni anno, di milioni di dollari dalle tasche dei musicisti e dei loro legittimi licenziatari. Ultimamente, poi, le case discografiche tendono ora a presentare agli artisti contratti che avanzano pretese anche per la regolamentazione di questo aspetto. Sommando tutte queste difficoltà, risulta chiaro che per i musicisti diviene sempre più difficile negoziare esternamente, liberamente e proficuamente contratti di merchandising vantaggiosi.

 

Sotto il profilo giuridico, l’impressionante catalogo di violazioni operato dai bootleggers, solo per quanto riguarda il marchio, configura la violazione, l’annacquamento, la falsa designazione d’origine, la concorrenza sleale e l’appropriazione indebita di diritti pubblicitari.

 

La prossima volta che, in attesa di entrare a un concerto dei vostri beniamini, passate davanti a bancherottoli improvvisati e provate l’impulso di acquistare da loro, riflettete su due fatti:

 

  • non state supportando chi produce la vostra musica preferita e, non supportandolo, alla lunga rischiate che non possa più venire nella vostra città a suonare, con la conseguenza che dovrete essere voi a spostarvi nella città o addirittura nella nazione più vicina, oppure rinunciare ai prossimi concerti ed è una prospettiva che non vale il risparmio immediato di una decina di euro;
  • state acquistando roba di qualità infima e, specialmente nel caso di T-shirt, soggetta a sformarsi e/o a lisarsi e/o a sbiadirsi dopo qualche lavaggio, senza contare che Dio-solo-sa con che coloranti siano state tinte e quindi Dio-solo-sa cosa mettete a contatto con la vostra pelle; e anche la vostra salute non vale il risparmio immediato di qualche decina di euro.

A volte, basta solo riflettere un attimo per fare la cosa giusta.

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