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Home » editoria » SERVIZI DI PRINT ON DEMAND: INVESTIRE IN QUALITA’ PER SDOGANARLI E RENDERLI COMPETITIVI?
venerdì, 02 Nov 2012

SERVIZI DI PRINT ON DEMAND: INVESTIRE IN QUALITA’ PER SDOGANARLI E RENDERLI COMPETITIVI?

Post by on editoria 736 0

print_on_demandHo già enunciato, in questo articolo, le ragioni per cui la pubblicazione  print on demand è preferibile a quella a pagamento. Ciononostante, anche il print on demandreca con sé lo stesso stigma che accompagna le pubblicazioni a pagamento.  Tutto ciò, ammettiamolo, quasi sempre a ragione, per via del fatto che, quando è solo l’autore a presidere a tutte le operazioni editoriali, molto difficilmente si ottiene e un lavoro professionale, anche se il manoscritto di base è già buono.

 

Ma è possibile uscire dall’impasse semplicemente puntando sulla qualità della realizzazione, anziché adagiarsi sugli allori della qualità di un marchio editoriale? Dopotutto ci sono anche tante major pubblicano cose pessime e a volte editate e realizzate tecnicamente male o comunque in maniera discutibile. E allora, se l’autore ‘on demand’, imparasse a ingaggiare  dei professionisti? Certo, l’investimento iniziale è alto, ma se poi il libro vendesse, i ritorni sarebbero astronomici rispetto alla pubblicazione tradizionale, perché tutti i diritti resterebbero saldamente in mano all’autore e i loro introiti sarebbero netti. In più, l’autore non dovrebbe attendere i lunghi tempi di programmazione dell’editore e avrebbe pieno controllo di aspetti come la scelta del titolo e della copertina.

 

Anzitutto ci sarebbe il CONTENUTO da fare editare a un editor professionista che offra servizi freelance; quindi ci sarebbe la GRAFICA da far curare a impaginatore e a un illustratore che lavorino con le stesse modalità. La spesa, a questo punto, è già come minimo sui 3000 euro. Una cifra che sicuramente non tutti possono investire, ma se potessero? Se potessero, dovrebbero farlo assolutamente, oppure rassegnarsi a pubblicare col metodo tradizionale. Dovrebbero farlo rendendo noto al potenziale acquirente che non si tratta dell’ennesimo contenuto tirato e via e che, per questo, invece che  svenderlo a 5 euro, ne verranno richiesti 10 o 12. Come un  libro ‘vero’. Perché a questo punto effettivamente anche il nostro ipotetico print on demand lo è diventato a tutti gli effetti.

 

Ma il discorso può proseguire oltre: l’autore può infatti sfruttare ancora l’E-BOOK, anche questo realizzati da chi ne impagina professionalmente. E anche in questo caso, invece che mischiarlo con la fuffa a 0,99 euro, potrebbe chiederne 6 o 7.

 

Andiamo avanti: ci sono ancora da sfruttare i diritti di TRADUZIONE, e allora qui non ci vuole l’amico dello zio della mamma che ha vissuto in America per ben un mese  nel 1950. Ci vuole invece un traduttore che sia:

 

  1. traduttore professionista
  2. madrelingua della lingua in cui si vuole tradurre,
  3. che ovviamente conosca bene come seconda lingua la lingua originale del libro.

 

Quindi, l’unica concessione all’esempio americano di cui sopra è solo se l’amico-a/parente/fidanzato-a soddisfa tutti e tre i requisiti. Del resto è intuitivo che un fidanzato madrelingua che non conosca la lingua di partenza del libro sarebbe inutile, così come uno zio traduttore professionista madrelingua che conoscesse come seconda lingua una lingua diversa da quella del libro di partenza; analogamente, una sorella che si dilettasse a fare traduzioni per arrotondare mentre studia Lingue all’università, non sarebbe in grado di produrre un lavoro all’altezza del dovuto.

 

Infine, una quarta via sfruttabile è l’AUDIOLIBRO. Un articolo che rende il print on demand molto più credibile, perché lo fa emergere dalla mischia degli altri print on demand e che, se si riesce a vendere, rappresenta sempre un articolo remunerativo.

 

A che cifra saremo, a questo punto? Probabilmente più vicini agli 8-10 mila euro che ai 5 e non è assolutamente poco, ma vi ricordo che ci sono autori che sborsano a editori a pagamento dai 2 ai 5 mila euro, solo per trovarsi la casa piena di libri spesso realizzati tecnicamente male e sicuramente senza editing, che non riusciranno mai a rivendere e che quindi non gli consentiranno mai di rientrare nella spesa. E allora, perché non iniziare a investire un parte di quella cifra per realizzare almeno i primi due step di cui sopra (editing e impaginazione- illustrazione professionale) ottenendo però un prodotto vendibile? Gli step seguenti, poi, potranno essere realizzati con  l’aiuto dei primi  introiti di queste vendite.

 

Certo, procedere con profitto lungo questa strada implica anche il possesso di buone competenze autopromozionali. A meno che, di nuovo, non si voglia investire in servizi freelance anche di questo tipo. Un costo aggiuntivo che però, magari, potrebbe aprire le porte alla possibilità successiva: quella di mettere in produzione addirittura del MERCHANDISE, nel caso in cui la promozione professionale desse frutti veramente apprezzabili in termini di vendite librarie.

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