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Home » Cinema » L’INSOSTENIBILE TENTAZIONE DEL COPYRIGHT: I. TANIKUMI v. DISNEY
sabato, 27 Set 2014

L’INSOSTENIBILE TENTAZIONE DEL COPYRIGHT: I. TANIKUMI v. DISNEY

Post by on Cinema, diritto d'autore, Plagio 1429 0

forzen disneyFra le cause per presunto plagio più demenziali, credo che quella che segue si possa aggiudicare la medaglia d’oro. E se ci fosse un’ipotetica categoria ‘Medaglia Piùpppiùppiù Platinum’, sarebbe sua pure quella.

 

Accade infatti che la signora Isabella Tanikumi abbia citato la Disney, il cui cartone animato Frozen avrebbe copiato, come si legge nell’atto di citazione, “l’idea, il sentire, la storia, i personaggi, la trama, le sottotrame e l’intreccio” di due suoi libri autopubblicati nel 2010 dal titolo Living my truthYearnings of the heart.

 

Geniale! Chissà perché non ci hanno pensato prima Madonna e Pat Leonard? Oppure gli eredi di C.S. Lewis per via della Strega Bianca di Narnia? Tanto se i criteri sono quelli della Tanikumi, tutto fa brodo!

Vien subito da chiedersi quale legale possa mai avallare una simile pretesa, anziché far desistere la cliente, ma esaminando l’atto di citazione sembrerebbe (uso il condizionale non conoscendo abbastanza la procedura civile americana per affermarlo con certezza) che la Tanikumi si autorappresenti, visto che in calce firma “pro se”.  E questo spiegherebbe molte cose. Certo che, visto il potenziale valore milionario della causa, il fatto che esista questa possibilità di autorappresentazione senza limitazioni (come invece esistono nella nostra procedura) fa sollevare, e molto, il sopracciglio.  Il rischio più evidente è vedersi inondare di una quantità industriale di liti temerarie incardinate dal mitomane di turno.

 

Del resto, quanto sia pedestre questo tentativo giudiziale emerge subito, già senza addentrarsi nei dettagli del documento (cosa che comunque faremo tra poco), nella parte introduttiva, dove si mette sul fuoco di tutto e di più: non solo sarebbero stati plagiati, “l’idea e il sentire” (elementi peraltro non proteggibili dal diritto d’autore), ma anche, perbacco, “la storia, la trama e l’intreccio” (plot, story e storyline, nell’elenco originale). Peccato che questi tre  siano tutti sinonimi,  non solo in Italiano, ma anche in Inglese. E qui non si tratta di competenze da scrittore, bensì di semplice conoscenza della propria lingua madre. Ma dopotutto, checcefrega? Fa scena, fa numero! Abbundandis abbondandum, come direbbe Totò! Magari anche il giudice si farà impressionare…

 

Ma vediamo, appunto, lo stretto merito di questo esecrabile plagio.

Partiamo allora dalla descrizione di Frozen che fornisce IMDB:

 

“Quando una principessa col potere di tramutare le cose in ghiaccio, maledice la propria casa gettandola in un inverno senza fine, sua sorella Anna fa squadra con un montanaro, la giocosa renna di questi e un pupazzo di neve, per cambiare le condizione atmosferica”.

 

Casa Disney sostiene di avere  basato la storia su La Regina delle Nevi di Hans Christian Andersen e se questo è vero, c’è da dire che Frozen è comunque moooooolto liberamente tratto dalla fiaba del narratore danese.

 

Se invece esaminiamo la quarta di copertina di Yearning for life (quella di Living My Truth, scritto sotto pseudonimo, risulta introvabile in Rete), purgandola degli inutili fronzoli autocelebrativi,  questo romanzo sarebbe

 

“un introspettivo resoconto della vita di Isabella Tanikumi, che conduce il lettore in un viaggio attraverso varie fasi della sua straordinaria vita, dalla sopravvivenza della sua famiglia durante il devastante terremoto del 1970 a Huaraz, in Perù, alle prove volte a superare i crepacuore della sua giovinezza. Conquistare le insicurezze personali ha condotto a esplorare le capacità del suo intelletto, mentre affrontava la tragica e prematura morte dell’amata sorella Laura. […] Plasmando molte durevoli amicizie, specialmente quella con Julie, che l’ha salvata dalle profondità del dolore, la Tanikumi intreccia anche un dialogo col suo amore perduto da lungo tempo, Eduardo”.

 

Francamente, anziché una fiaba piena di magie, a me fa presagire la Corazzata Potemkim del fumettone, qualcosa ancora peggiore (se umanamente possibile) di un incrocio fra ‘Uccelli di Rovo’ e ‘La Schiava Isaura’.

 

Ma eccoci finalmente giunti all’esemplificazione concreta delle inoppugnabili similitudini fra i due lavori: trattasi di ben 18 punti di contatto che si possono leggere nella citazione e non c’è nemmeno bisogno di competenze legali per verificare quanto siano generici e palesemente ridicoli. Tuttavia, a titolo folkloristico, mi piace soffermarmi un momento sui più deliranti (anche se scegliere è molto difficile, eh), quali ad esempio:

 

  • il n. 1 – il paesino alle pendici della montagna coperta di neve;
  • il n. 3 – l’intenso amore fra le due sorelle;
  • il n.5 – l’amnesia occorsa a una delle due a seguito di un incidente;
  • il n. 6 –  l’incidente (e fa niente se oltretutto, uno è un terremoto e l’altro un incidente di navigazione);
  • il n. 8 – il fatto che una delle sorelle abbia addirittura due pretendenti (wow, che cosa realmente mai sentita prima!);
  • il 17 – il fatto che una delle due sorelle muoia;  e infine, last but not least,
  • il n. 12 – lo scenario sotto la luna.

 

Quindi attenzione scrittori e sceneggiatori in ascolto, perché la Tanikumi possiede il diritto d’autore sulla geografia, sui sentimenti umani, sulle disgrazie, sul numero degli innamorati, sulla morte e addirittura sul chiaro di luna (quale sarà il prossimo target legale? Forse gli eredi di Glenn Miller? Oppure quelli di Cesare Pavese?).

 

Ma c’è di più. Quella bruttona cattiva e scorrettissimissima della Disney, plagiando elementi come quelli appena descritti,  avrebbe causato alla signora Tanikumi un “irreparabile danno”, per il quale ella chiede perciò la modica cifra risarcitoria di 250 milioni di dollari!  E anche se non siamo riusciti a capire dove stia il plagio, vediamo se riusciamo a capire almeno quale ingentissimo danno può esserle  stato arrecato… Googlando il nome di questa autrice, se si eccettua il suo sito, il suo profilo Goodreads (peraltro vuoto e senza immagine) e i suoi account Twitter e Facebook, le uniche notizie che si trovano sono proprio quelle relative a questa causa. Non una precedente recensione, una segnalazione, un’intervista, nemmeno nel blog letterario più remoto. Il che significa che, prima di questa faccenda, la signora Tanikumi non se la filava nessuno, esattamente come succede agli altri millemila gazilioni di autori, specie se autopubblicati. Quindi, quand’anche le sue pretese non fossero ridicole, non si capisce in cosa sarebbe stata danneggiata e come si giunga a quantificare questa cifra da capogiro. Nella carriera autoriale  inesistente? Nelle vendite da numero quantico di spin? Non è dato sapere, ma la signora Tanikumi ha evidentemente prove inoppugnabili che tutti i pargoli che hanno trascinato i genitori a vedere l’ultima giapponesata made in Disney avrebbero invece letto i suoi romanzi autoreferenziali, se non ci fosse stato il cartone.

 

Per carità, io sono per la libertà di stampa, sempre e comunque, ma qualche volta – e questa è una di quelle – mi domando se il diritto all’autopublicazione, se genera queste idiozie, rappresenti davvero una conquista della società moderna…

 

 

 

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