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Home » editoria » CHE SENSAZIONE DI LEGGERA FOLLIA”, OVVERO ‘INCONTRI RAVVICINATI CON UNA EAP’
lunedì, 28 Apr 2014

CHE SENSAZIONE DI LEGGERA FOLLIA”, OVVERO ‘INCONTRI RAVVICINATI CON UNA EAP’

Post by on editoria 830 0

close encountersQuando l’ho scoperto non ci potevo credere: lo sapevate che certa editoria a pagamento occupa molta (ma molta, eh!) parte del proprio tempo a disseminare in Rete, su Facebook o sui blog, post in cui cerca pateticamente di autogiustificarsi ponendo semmai in cattiva luce l’editoria free?(!)

Beh, non avendone mai amata la compagnia, io l’ho scoperto solo di recente. Come? Semplice, questa tipologia di EAP si è infiltrata anche in un gruppo FB che frequento. Postando con  il medesimo fake che – questo l’ho scoperto in seguito – ha già graziosamente omaggiato altri luoghi della Rete con le stesse scemenze (ma almeno fate finta di cambiare nome, un po’ di fantasia, su!).

 

Ma andiamo con ordine: non è un segreto che il mio post sulle agenzie letterarie con tassa di lettura abbia scatenato un vivace dibattito.

Lo stesso post è stato condiviso da qualche utente sia nel proprio profilo, che nel gruppo cui ho fatto riferimento al principio di questo articolo. E proprio in tale sede ha commentato l’emissario EAP Agente Zerozerobausettete, che poi un’indagine successiva via ‘zio Google‘ rivelerà essere un possibile titolare di una  specifica EAP (ma và? Che sorpresona, nessuno lo aveva sospettato!).

L’inizio è guardingo (si tratta dopotutto di post di esordio nel gruppo) ma subito tendenzioso. Facciamone l’analisi (psico)logica, notando che si compone di due parti:

 

  1. si può essere d’accordo o no sul post relativo alle agenzie (trad.=toc, toc, è permesso?)
  2. ma in ogni caso questo avvocato (che sarei io, obviously) scrive sul suo blog un sacco di cose alla luce delle quali c’è da stupirsi che sia un avvocato di settore (trad.=sbadabam, calcione alla porta. Del resto, cercare di mettere in dubbio la professionalità dell’interlocutore è uno dei giochetti più facili – e anche scontati – sul web).

 

Questo avvocato (che sarei sempre io) invita allora l’utente essere preciso e a non tirare il sasso nascondendo poi la mano: in base a cosa, tutto questo stuporoso sconcerto? L’utente non risponde (è ovvio, non può perché se lo facesse scoprirebbe subito le batterie), ma attacca invece una risibilissima pippa sui meriti delle EAP e di quanto ridicole siano invece le case editrici free, perché si ostinano a stare in piedi con gli introiti delle vendite, (pensate un po’! Che ignare, non sanno che cos’è un non compleanno!).

Tra i florilegi incidentali, giganteggia poi l’affermazione secondo cui

 

“Tutti gli editori che pubblicano saggistica lo fanno col pagamento degli autori” .

 

Ok, è entrato a gamba tesa e butta lì baggianate false come quelle appena citate, evitando accuratamente di approfondirle se interrogato in merito, ma a questo punto credo ancora che sia uno scrittore straordinariamente male informato. O, tutt’al più, inizio a ponderare l’eventualità di uno scherzo di pessimo spessore.

Ma, come diceva un vecchio tormentone degli anni ’80,’ the best is yet to come’. Ed eccolo qui, infatti:

 

“E anche quasi tutti gli editori sono a pagamento, quelli che non lo sono di norma falliscono entro due anni o sono in perdita o lo fanno per hobby”.

 

Alla mia replica che tutte le piccole CE, tutte senza distinzione, lo fanno per hobby, intendendo con ‘hobby’ un’attività secondaria che, da sola, non gli darebbe da mangiare, l’aberrazione dell’interlocutore si scatena come un John Travolta d’annata sulla pista luminosa dell’Odissey 2001.

Zerozerobausettete, infatti, oltre a dichiararsi sconcertato nell’apprendere che un piccolo editore farebbe questo mestiere per hobby (nonostante lui stesso abbia appena affermato al medesima cosa, si noti bene!), giunge ad affermare che

 

“un piccolo editore che non fa pagare gli autori gioca invece che lavorare, quindi non ha neanche senso discutere di editoria a pagamento perché l’editore a pagamento diventa automaticamente l’unico che fa quel lavoro per mestiere, ossia per mangiare”.

 

Beh, ora inizio a cambiare idea: questo qui non è uno scrittore male informato, è uno che cerca, in malafede, di confondere le acque, anche se pur sempre in modo risibile. Intanto penso ai post di questo blog: una parte sono di diritto puro e quindi non opinabili; una seconda parte sono informazioni di servizio e quindi non infastidiscono nessuno; una terza parte sono di colore e quindi anch’essi neutri; infine, un’ultima parte sono potenzialmente forieri di polemica. E’ chiaro che l’indagine deve orientarsi su questi e allora li passo velocemente in rassegna mentale: c’è quello sugli agenti con tassa di lettura, quello sui possibili benefici del POD, quello sul blog degli editori che pagano e… Ah già, e c’è quello intitolato ‘Perché non si dovrebbe pubblicare a pagamento’. Nella mia testa si accende, a questo punto, il ronzio di preallarme rosso. Provo comunque a replicare ancora  in modo neutro, per  continuare a soppesare l’interlocutore:

 

“Peraltro, in qualsiasi hobby, c’è un sacco di gente che lavora come dannata. Tipo gli autori, che di certo con quel che scrivono non mangiano – di regola – eppure non per questo faticano meno di quei pochi che invece riescono a campare di scrittura”.

 

Ma Zerozerobausettete, astutissimo, replica:

 

“Se un’attività secondaria da sola non dà sostentamento è un fallimento”.

 

Gli chiedo allora se, secondo lui, tutte le attività di questo mondo sono sempre partite in pompa magna, se tutte le band hanno iniziato a suonare negli stadi o se tutti gli scrittori hanno iniziato vendendo milioni di copie. Puro buonsenso contro allucinazioni da una realtà parallela.

Ma il soggetto glissa ancora le domande e mi incalza, piuttosto, a rivelare le mie fonti.

Allora lo informo che le mie fonti sono anzitutto 10 anni di esperienza nel settore e conoscenza diretta di CE che non fan pagare nulla, tuttavia non posso entrare nei dettagli perché gli avvocati non possono fare il nome dei propri clienti per una questione di deontologia (fra l’altro sanzionabile dall’Ordine). Poi, dopo qualche secondo, prima di cliccare ‘enter’ penso di affiancare una riga di lenza, amo e succosa esca, nominando ciò che per l’editore a pagamento è l’equivalente del drappo rosso davanti agli occhi per il toro nell’arena: il Writer’s Dream. Aggiungo  perciò, in chiusura, la frase:

 

“In ogni caso, se vai su WD troverai un sacco di nomi di CE che fanno anche saggistica e sono totalmente free”.

 

L’interlocutore, a questo punto, abbocca come un tonno mannaro a digiuno dal lontano 1993, accusandomi di avere le mie fonti in un sito

 

“gestito da una 16enne”, “condannata per diffamazione a mezzo Internet” e “che non sa niente di editoria”.

 

Allora calo le carte sul tavolo dichiarando di aver capito cosa gli ha dato fastidio: il mio post contro le EAP. Mi risponde che lui non è un’EAP “o un Doppio Binario” e torna ad accusarmi di avere le mie uniche fonti nel WD. E con queste ultime affermazioni, il suo gioco ora è scoperto peggio della nostra ultima legge di bilancio. Quindi, mentre l’allarme rosso mi segnala che l’astronave si disintegrerà fra dieci secondi, replico:

 

“No, la mia citazione di WD non era in risposta alla tua domanda. Rileggiti il post. Ti ho detto che gli avvocati non possono dare info sui clienti, ti ho detto poi che se volevi un elenco di case free, potevi consultare WD. Peraltro, per inciso, quasi sempre la classificazione di WD è corretta, anche se chi lo gestisce è molto giovane (ma non ha 16 anni, ne ha 19, e l’utente medio non sa nulla della causa di diffamazione, quindi tu non sei l’utente medio; oltretutto l’utente medio non sa cos’è il Doppio Binario, che tu hai appena menzionato quando ancora nessuno di noi lo aveva fatto. Vuoi continuare o basta così?)”.

 

A quel punto l’admin del gruppo – gruppo fra l’altro ferocemente e programmaticamente contrario all’EAP fin dalla nascita nel lontano 2005 (per la serie “ma allora cerchi proprio rogna”) – lo banna, mentre lui sta tentando ancora di giocarsi l’ultima carta, quella della vittima che non sa come altro replicare, oltre che con argomentazioni di pura fuffa in lana merinos 100%, se non  accusandoci di averlo insultato. Ebbene sì, lo confesso pubblicamente: gli abbiamo dato del troll ed evidentemente, non solo il tizio non sa nulla di editoria – quella vera intendo –  ma, configurando ‘troll’ come insulto, dimostra di non conoscere nemmeno di gergo internettiano più elementare.

 

Ma lui, ancora non pago, mi manda pure un messaggio privato, qualche minuto dopo il ban, invitandomi a continuare la discussione sul suo gruppo XYZ. Declino con “vivo e vibrante” (cit) trasporto rispondendo:

 

“No, grazie, non sento alcuna necessità di discutere con un emissario delle EAP, che oltretutto di editoria non sa niente di niente, come ampiamente dimostrato dalle tue affermazioni. Come ha detto X (l’admin del ns gruppo), buona vita. Addio!”.

 

Segue blocco immediato dell’utente perché chiaramente non ho voglia e tempo di sorbettarmi altri pvt inconsulti.

Tirando le somme, questi sono i ridicoli abissi in cui è disposta a incorrere certa editoria EAP (fortunatamente c’è anche della EAP che se ne sta tranquilla a casa propria, con tanta goduriosa felicità per tutti, grandi e piccini, cani e gattini). Che si sappia!

 

E siccome suppongo ormai di essere nel radar di questo tizio, lo avverto preventivamente di non disturbarsi a commentare questo post: questo blog non è uno spazio pubblico, questo blog è il mio spazio, dove i commenti degli utenti sono assolutamente i benvenuti purché apportino informazioni alla discussione o interventi comunque costruttivi. L’apologia della EAP non rientra fra questi, ergo commenti in tal senso saranno cestinati con una velocità direttamente proporzionale alla loro insensatezza e insipienza.

 

P.S. Pur ritenendo utile e lodevole il servizio di classificazione di WD, preciso che non ritengo certo una Bibbia i suoi elenchi; anzi, a volte alcuni dei criteri adottati per qualificare un Doppio Binario, come ad esempio la valutazione tramite concorso, mi sembrano davvero discutibili. Tuttavia in questo caso non c’è da preoccuparsi: la EAP verosimilmente gestita da questo tizio è una EAP “al di là di ogni ragionevole dubbio”, come si suol dire con riguardo ai verdetti delle giurie statunintensi.

 

 

 

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