BOOKCITY 2018: LO SPEED DATE LETTERARIO

Come ho accennato in questo articolo, uno degli spunti più interessanti emersi da nell’edizione di Bookcity 2018 è stato lo speed date letterario.

Partendo dalla classica formula dello speed date nato per far conoscere fra loro single in cerca dell’anima gemella – dove a turno si formano coppie che ingaggiano una conversazione a tempo che dia loro modo di conoscersi un minimo e dove, alla fine del giro, tutti hanno parlato con tutti – il portale Goodbook ha rielaborato l’idea in chiave editoriale, cronometrando gli incontri fra lettori ed editori prenotatisi per questo appuntamento.

Erano presenti sei case editrici –  ovvero Tunuè, Bau, Feltrinelli, Emons e un altro paio che però non mi hanno lasciato un catalogo (dimostrando fra l’altro un pessimo senso del marketing) e il cui nome, quindi, non ricordo più –  a fronte di almeno una trentina di lettori, che hanno dovuto preiscriversi via mail a causa dei posti e delle tempistiche limitate.

Il relatore della casa editrice aveva 4 minuti d’orologio per individuare un volume del proprio catalogo che potesse fare al caso della persona che gli stava seduta di fronte. I gusti di quest’ultima erano stati sommariamente indicati attraverso una scheda su cui comparivano varie affermazioni da barrare (ad esempio: “ho letto tutti i classici e sono alla ricerca di qualcosa di nuovo”, oppure “ho voglia di esplorare nuovi generi” etc.). In realtà il questionario era un po’ troppo generico e un po’ troppo formato ‘quiz estivo da rotocalco’ e infatti è stato usato molto poco: i relatori hanno preferito dialogare direttamente con il lettore, potendo mettere così maggiormente a fuoco le sue esigenze.

Quattro minuti possono sembrare pochissimi, eppure la coscienza della scarsità di tempo favorisce la concisione e quindi, sorprendentemente, si riesce a parlare non solo di titoli, ma anche a scambiare qualche informazione sulle politiche editoriali di ciascuna casa. Ad esempio, una delle due case editrici di cui ho scordato il nome, attiva solo da due anni, mi ha spiegato di aver scelto una politica priva di collane in modo da far risaltare meglio ciascun volume. Questa è una pratica diffusa sul mercato americano, ma non sono sicura che in Italia possa funzionare, anche perché rende la vita dei librai molto più difficile, in quanto i suoi titoli sfuggono a una catalogazione immediata e quindi a una collocazione specifica sullo scaffale. Certo, da un lato ciò dovrebbe obbligare il libraio a un approfondimento in modo da inquadrare da sé l’Opera e giungerla a conoscere meglio di conseguenza; tuttavia, con tutti i titoli che escono ogni mese, dubito seriamente che qualcuno si prenda la briga di farlo. Anche le testate giornalistiche e i lettori che si interessano a determinati generi troveranno infernale questa idea e quindi, forse limite mio o della mia forma mentis italica, non ho davvero compreso l’utilità di una tale scelta ma purtroppo, a quel punto, i 4 minuti erano scaduti e non ho potuto approfondire il discorso.

Assieme alla scheda delle domande che ho citato sopra,c’era anche una scheda dove il lettore poteva segnare titolo, autore ed editore qualora il relatore fosse riuscito a individuare pubblicazioni di potenziale interesse. Nel mio caso, ho potuto segnare solo tre volumi, di cui due appartenenti a Feltrinelli, forse per la vastità del catalogo ma anche – questa almeno la mia impressione – perché la relatrice mi è parsa più preparata rispetto agli altri suoi colleghi e quindi maggiormente in grado di veicolare le richieste del lettore nella giusta direzione.

In definitiva, il gioco è stato divertente ed è una formula che non solo vedrei bene riprodotta in libreria anche su scala più piccola, quindi solo con due o tre editori (oppure con un solo editore che abbia molteplici collane da far esplorare al pubblico), ma anche ai festival dedicati a un solo genere, declinandola in questo caso in uno speed-date fra lettori e autori presenti.

C’è qualcuno, là fuori, pronto a raccogliere questo spunto? 😉

Foto: aymane jdidi/Pixabay