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Home » Deontologia legale » SCEGLIERE L’ AVVOCATO: 10 CONSIGLI (E NON SOLO AGLI AUTORI)
martedì, 01 Lug 2014

SCEGLIERE L’ AVVOCATO: 10 CONSIGLI (E NON SOLO AGLI AUTORI)

Post by on Deontologia legale 1231 0

10.3Questo blog si occupa di libri e di musica e quindi il presente articolo è indirizzato agli autori, tuttavia i dieci punti toccati in questa sede sono valevoli anche in linea generale per chiunque debba scegliersi un avvocato. Si tratta di 10 possibili ‘spie’, in ordine assolutamente sparso e non di gravità, che dovrebbero suggerirvi di cercare qualcosa di meglio qualora le vedeste ‘lampeggiare’.

 

Non è certamente ‘la Bibbia’, è solo la mia personale visione  su come non andrebbe svolto un incarico (e su cui, è ovvio, io modello ‘a contrario’  la mia attività quotidiana). Né significa che un avvocato che incorra in questi 10 difetti non sia un avvocato preparato nella sua materia (con l’eventuale eccezione di cui al punto 1). Tuttavia, siccome la preparazione è solo un aspetto del rapporto, per come la vedo io vi suggerisco di stare ‘in campana’ se il professionista con cui vi state interfacciando:

 

  1. PARLA TROPPO ‘LEGALESE’

E’ facile, causa abitudine, non accorgersi di ricorrere al linguaggio specifico del proprio settore. Ma a volte il cosiddetto ‘Legalese’ viene usato per impressionare il cliente oppure, ancora peggio, per supplire a un vuoto di contenuti.

Se notate dunque che il professionista si riempie la bocca di ‘latinorum’ di manzoniana memoria e di tecnicismi giuridici, fate la prova del nove: chiedetegli tranquillamente di spiegare il discorso in parole e concetti più semplici. Se sarà in grado di farlo, saprete che parlava Legalese solo per un riflesso condizionato e che è bastato farglielo notare per riportarlo sul pianeta Terra :D.

In caso contrario, fuggite a gambe levate.

 

*°*°*°*°*°*°

  1. NON RISCONTRA LE VOSTRE MAIL O TELEFONATE ENTRO LE 24 ORE

A volte ci sono delle settimane in cui manca anche il tempo di pranzare, è vero. E quindi un riscontro in dettaglio a un cliente che ovviamente non abbia un’urgenza (ma un professionista deve saper chiaramente discernere fra i vari casi) potrebbe davvero richiedere quella mezz’ora di cui, al momento, non si dispone.

Tuttavia, bastano due minuti per informare il proprio assistito di aver visto la chiamata o di aver letto la mail. E di essere alle prese con una fila di scadenze indifferibili e dunque impossibilitati a entrare e subito in dettaglio sul suo specifico caso, ma che si tratta solo di pazientare qualche giorno.

Chiunque lavori per vivere, indipendentemente dalla professione, sa bene che questi periodi molto congestionati capitano a tutti e comprenderà. Al contempo, saprà però che il suo avvocato non lo sta comunque ignorando.

 

*°*°*°*°*°*°

 

  1. NEL CORSO DELLA VERTENZA INCONTRATE DIFFICOLTA’ A PARLARGLI A DISTANZA

Oggigiorno, con i mezzi telematici esistenti, non c’è giustificazione per un’impossibilità di questo tipo. Eppure ci sono professionisti che richiedono di vedervi di persona ogni volta che volete comunicare con loro o che loro vogliono comunicare con voi. Oltre alla scomodità e all’inutile perdita di tempo (un incontro vis a vis andrebbe riservato solo quando ci sono delle complessità che, per loro natura, la distanza della comunicazione ingigantirebbe), fate attenzione perché potrebbe esserci anche una ragione economica: la sessione in Studio (o presso la sede del cliente) è un’attività (diversa dalla voce ‘comunicazioni col cliente’ che ha un costo e ricorrevi a ogni più sospinto può diventare strumentale.

 

*°*°*°*°*°*°

 

  1. NON VI NOTIZIA PERIODICAMENTE SU QUELLO CHE STA FACENDO

Durante il ciclo vitale della vertenza ci sono delle tappe precise: si riceve una risposta dalla controparte o dal suo avvocato oppure ci si reca in udienza e vi si compiono delle attività. Si tratta di circostanze che, di volta in volta, ridisegnano l’assetto della causa e quindi il cliente ne va assolutamente informato.

Dopodiché ci possono essere anche lunghi periodi interlocutori, durante i quali, magari, l’avvocato sta semplicemente ‘inseguendo’ la controparte, oppure sta aspettando l’udienza successiva, ma questo non è un buon motivo per interrompere per mesi la comunicazione col cliente. Certo non sarebbe possibile notiziare quest’ultimo dopo ogni telefonata inconcludente con la controparte o inviando ogni settimana un promemoria con la data della prossima udienza. Tuttavia, fargli sapere che ci si sta prodigando per ottenere una risposta da una parte avversaria sfuggente, o comunicare le linee difensive secondo cui ci si muoverà durante il successivo ‘round’ dinanzi al giudice è un’attenzione che va prestata con una certa periodicità.

 

*°*°*°*°*°*°

 

  1. NON SI CONSULTA MAI CON VOI SUL DA FARSI

Questo punto è complementare a quello appena esaminato. A tutti piace sapere cosa succede e sentirsi parte attiva e allora, quando si tratta di individuare la prossima mossa, è buona prassi sentire il cliente per concertarla assieme. A quest’ultimo, infatti, possono venire in mente particolari, indizi o persone utili a supportare la propria linea.

Dopodiché deve essere certamente l’avvocato a coordinare gli input in una strategia legale, quindi non incorrete nel difetto (speculare) di volergli dettare cosa dire. Lui deve rispettare il vostro apporto, ma voi dovete rispettare la sua professionalità. A volte invece, ci sono ci sono clienti che pretendono di dettare riga per riga le lettere o le linee degli atti da depositare in giudizio.

Insomma, l’avvocato ‘sotuttoio’ non va bene, ma il cliente invasivo nemmeno. Si deve creare una sinergia, non una prevaricazione dell’uno sull’altro. A Milano, si dice “offelee, fa el tò mestee”, cioè “pasticciere, fai il tuo mestiere”. Come dire, a ciascuno il proprio lavoro 😉

 

*°*°*°*°*°*°

  1. NEL CORSO DEL PRIMO COLLOQUIO NON VI DISEGNA A GRANDI LINEE QUELLO CHE PUO’ ACCADERE

L’avvocato, dopo aver esaminato la vostra problematica, dovrebbe informarvi di quello che è ragionevole/probabile/possibile attendersi sia dal comportamento stragiudiziale (ossia prima che la vertenza approdi eventualmente nell’aula del tribunale) della controparte, che da un eventuale giudizio. Questo non significa che vi possa dare certezze di vittoria, perché non ha la sfera di cristallo e perché, anche quando le ‘carte’ che avete in mano sono buone, il pericolo di una sentenza aberrante esiste sempre. Ma può almeno dirvi se avete delle possibilità o se, invece, è meglio non correre il rischio di imbarcarsi in un’avventura troppo imprevedibile o, peggio, senza sbocco.

 

*°*°*°*°*°*°

  1. NON VI DA’ UN’IDEA DI MASSIMA DEI COSTI

Non è difficile quantificare sia spese che onorario di un procedimento stragiudiziale.

Se invece ci si deve avventurare in giudizio, la quantificazione – soprattutto dell’onorario – si fa più impervia perché un giudizio può imboccare, potenzialmente, vari percorsi alternativi che sono impossibili da delineare tutti in anticipo; e ciascun percorso comporta implicazioni anche economiche. Tuttavia, pure in questo caso, il professionista può fare una stima generale, magari ipotizzando una forcella con un minimo e un massimo, con tutte le zone grigie del caso.

 

Esigete dunque almeno una quantificazione sommaria, in modo da non dover avere sorprese o problemi in sede di saldo della parcella.

 

*°*°*°*°*°*°

 

  1. VI INVIA UNA PARCELLA CHE SI DISCOSTA SENSIBILMENTE DA QUELLA CHE AVETE DISCUSSO AL PUNTO 7

Questo parametro non è un assoluto, nel senso che ci possono essere delle buone ragioni per cui, alla fine, il conteggio varia in maniera abbastanza sensibile. Ma l’avvocato deve essere in grado di darvene fondato conto e, se il nuovo totale vi mette in difficoltà, deve essere disponibile a rateizzarvi la somma in maniera che sia agevole, per voi, farvi fronte. Per carità, non è obbligato eh, ma se un professionista non sa comprendere le difficoltà di un cliente e non sa venirgli incontro, nella mia scala di valutazione ha una grossa carenza.

 

*°*°*°*°*°*°

 

  1. NON RISPETTA IL SEGRETO PROFESSIONALE

Viviamo in un’era in cui la comunicazione non è mai stata così facile e veloce. E con la facilità arriva la tentazione di voler dire più di quanto si potrebbe.

Non è un problema postare in Rete, magari su un social media, la notizia che si è alle prese con una causa che corrisponde alla fattispecie X. Ad esempio, non commetto alcuna violazione se dico che sto cercando di comporre bonariamente un caso di plagio letterario in cui il nodo centrale verte sul fatto che il romanzo del mio assistito ha attinto troppo dai contenuti di un saggio che parla dello stesso argomento. Mi sto limitando all’inquadramento giuridico e magari potrò sollecitare il pubblico a discutere di casi simili di cui siano a conoscenza. Ma, facciamo un caso terra terra, anzi, terrissima :D… Se iniziassi a entrare in dettaglio, specificando che il romanzo del mio cliente è un thriller fantascientifico uscito nel 2000 che parla di marmotte mannare volanti giunte nella nostra dimensione da una dimensione parallela, mentre il romanzo con cui si confronta è un lavoro uscito nel 1998 che descrive minutamente una dimensione parallela abitata da ornitorinchi mannari volanti che progettano di migrare in una dimensione dove esiste un pianeta chiamato Terra? Pur non avendo fatto il nome delle parti o dei volumi coinvolti, non ci vuole molto per fare due più due e a rintracciare i dati mancanti.

Ok, il mio esempio, per fortuna della povera dignità letteraria, è totalmente inventato, ma non pensiate che cosa analoghe non accadano. L’anno scorso un avvocato inglese ha confidato a un’amica di famiglia che, sotto l’identità di Robert Galbraith, si celava niente di meno che J.K. Rowling e l’amica è subito andata a twittare la notizia a una giornalista. A questo link potete leggere tutto il dettaglio della storia. Va bene, non è stato l’avvocato a twittare direttamente, ma ha comunque omesso una fondamentale violazione deontologica fornendo a una terza parte un’informazione che era vitale restasse confidenziale.

 

E, ok, certo pochi scrittori sono famosi come la Rowling e quindi l’impatto non sarebbe lo stesso se venisse annunciato che Peppino o’ meccanico è l’esordiente che si cela dietro lo pseudonimo Mario Rossi, autore del volume ‘In Ogni Caso, Chi cavolo L’Ha Mai Sentito Nominare’. Ma la riservatezza va garantita sia al mostro sacro che all’ultimo degli sconosciuti.

 

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  1. 10. VI SPINGE IN GIUDIZIO SENZA AVER VERIFICATO TUTTI I PRESUPPOSTI PER UN ACCORDO GIUDIZIALE

Non è un segreto, credo, che più attività viene svolta dal professionista, più il suo onorario sale. Dunque, andare in giudizio potrebbe rappresentare per lui un vantaggio, visto che ciò comporta la sua reiterata presenza in udienza e la redazione di atti complessi.

Ma l’avvocato coscienzioso va in giudizio solo dopo aver esperito tutto il possibile per risolvere la vertenza in via stragiudiziale, cioè tramite accordo con la controparte al di fuori dell’aula di giustizia.

 

E anche se non fosse coscienzioso per ragioni etiche, ci sono comunque due motivi utilitaristici che dovrebbero spingerlo ugualmente in questo senso: il primo è che, nonostante possa chiedere un anticipo per affrontare le spese (e qui aggiungo un punto 11 come bonus: state in campana anche quando vi chiede un anticipo esorbitante rispetto al preventivo di massima di cui al punto 7), se va in giudizio non vedrà saldata l’intera parcella sino alla conclusione, mentre con un accordo stragiudiziale i tempi di incasso, ancorché di entità minore, si accorciano anche per lui; il secondo è che un professionista ha tutto l’interesse a seguire al meglio il cliente, perché un cliente soddisfatto è un cliente che ritorna e che, a volte, porta anche altri clienti. Mentre un cliente che si sente frodato, la prossima volta cercherà qualcun altro e, in sovrappiù, farà una pessima pubblicità in giro.

 

Un avvocato affidabile, inoltre, vi sconsiglierà una causa se ritiene che l’esito sia troppo incerto  e/o antieconomico rispetto ai rischi di soccombenza o comunque rispetto all’esborso iniziale che dovreste sostenere in termini di spese borsuali (contributo unificato, marche, copie autentiche, notifiche, perizie, indagini…)  e di suoi onorari. Sì, avete letto bene, un avvocato affidabile vi sconsiglia di andare in giudizio, anche contro il proprio interesse economico, se riscontra quell’incertezza che ho appena dettagliato. Perché in primis, è suo compito fare l’interesse del cliente.

 

 

 

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