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venerdì, 27 Nov 2015

LE ULTIME 5 TENDENZE DELL’EDITORIA

Post by on Case editrici, editoria, Plagio 1130 0

trendNon è certo un segreto che il mondo librario sia ormai, da alcuni anni, in una situazione di profonda trasformazione. Da un lato, per via della crisi economica e, dall’altro, per le costanti innovazioni tecnologiche che, in pochi anni, hanno stravolto un settore immutabile da decenni (e in questo, Internet fa la parte del leone).

In questo post vorrei parlarvi perciò delle ultime cinque peculiari tendenze che ho notato nell’ultimo anno:

 

1. LA RICERCA DI AUTORI PROATTIVI

In un mercato stagnante, dove i piccoli editori non trovano visibilità e dove i grossi mettono spesso la qualità all’ultimo posto, sta diventando sempre più importante la sinergia autore-casa editrice. Al primo viene perciò richiesto di farsi parte diligente e di  coadiuvare l’editore nella fase di promozione del libro.

 

Peraltro, per lo scrittore, svolgere quest’attività dovrebbe essere intuitivo ma, purtroppo, nella maggior parte dei casi non lo è. Lo scrittore (così come il musicista) spesso è rimasto alle pratiche pre-Internet in cui l’artista confezionava l’opera e al resto pensava il marketing della casa editrice (o della casa discografica). Ora, questo può valere ancora per i nomi strafamosi, ma non certo per gli autori (o musicisti)  cosiddetti ‘esordienti’ e nemmeno per quelli cosiddetti ‘emergenti’ (quelli cioè che hanno già un po’ di opere all’attivo e non sono del tutto sconosciuti, almeno in una certa nicchia) .

Ebbene, tutti gli editori con cui ho avuto occasione di parlare ultimamente mi stanno confermando di preferire, a parità di qualità del manoscritto, quegli autori che, a giudicare dalla presenza in Rete, danno maggiori garanzie di sapere svolgere attività autopromozionale.

Addirittura, ci sono grosse case editrici che stanno selezionando esclusivamente Youtuber con migliaia di follower, nella speranza che questi ultimi si trasformino anche in appassionati lettori. In certi casi si arriva al paradosso che lo Youtuber non è mai nemmeno stato sfiorato dall’idea di fare un libro ed è l’editore a instillargliela. Se poi il fortunato prescelto non sa coniugare i verbi non è importante, un buon ghost writer non si nega a nessuno e il gioco è fatto. Tuutavia, se personalmente sono un’assoluta assertrice del motto “autore, scàntati un po’ pure tu”, trovo invece estrema, ridicola e miope la pratica della pesca su Youtube appena descritta, visto che la conversione da follower a lettore non solo non è automatica ma, a naso, anche irreale, vista la propensione delle generazioni cresciute a pane e Playstation alla fruibilità di contenuti per immagini rispetto a un testo scritto. In soldoni, i ragazzini che spendono ore a guardare i video del loro guru preferito, secondo me difficilmente  si sorbetteranno gli stessi contenuti in repackaging scritto e, se lo faranno comunque per amor di guru, si tratterà solo di una piccola parte di loro, considerato oltretutto che quei contenuti li conoscono già. La differenza di format, a mio avviso, potrà semmai catturare quel segmento di pubblico che non sia già un aficionado; ma allora torniamo al punto di partenza, cioè al dover colonizzare una fetta di lettori fuori dall’influenza diretta dello Youtuber e quindi un normale pubblico da educare al prodotto, come è da sempre la regola del settore.

 

Atteso quanto sopra e tornando quindi al nostro autore che spera di pubblicare, anche se non gli sto dicendo di diventare un guru di Youtube resta il fatto che avere almeno UN profilo social curato e aggiornato è davvero il minimo sindacale che gli raccomanderei. Certo, meglio ancora sarebbe avere un sito o addirittura un blog, ma un canale social è comunque meglio di niente.

Il problema, però, è che, sì, la maggior parte degli autori si trova almeno su Facebook, ma non lo sfrutta adeguatamente. Gli errori più comuni che noto sono:

 

a) avere un nickname, anziché il proprio nome o, quantomeno, il proprio pseudonimo col quale si vorrebbe pubblicare o si è pubblicato;

 

b) avere un avatar del proprio animale domestico/del disco preferito/dell’idolo idolatrato/dei Puffi/degli ‘UFI’/dei prosciutti crudi… Insomma, tutto anziché un’immagine  riconducibile alla propria persona o, quantomeno, alla propria attività di scrittore (andrebbe bene anche una copertina, non si pretende una foto in posa con la penna per firmare gli autografi);

 

c) avere la sezione ‘Informazioni’ completamente vuota, anziché metterci una bio, una lista dei libri eventualmente già pubblicati con un bel link ad Anobii (specie se le recensio9ni sono positive) e un indirizzo di contatto. E poi, perché no, magari estendere anche agli isbn, alle quarte di copertina e ai dettagli come il costo, il numero di pagine e di ISBN. Se non avete un sito, sfruttate almeno le sezioni che vi mette a disposizione il vecchio Zuckerberg.

 

Chiaramente, quanto sopra vale se siete su FB per farvi conoscere come autori. Se siete invece su FB per farvi i cavoli vostri, va benissimo disattendere tutti i consigli di cui sopra.

 

2. IL PRINT ON DEMAND SOTTO L’EGIDA   DELLE GRANDE CATENE LIBRARIE

I negozi Mondadori hanno iniziato a promuovere un servizio di POD chiamato Book on demand per gli autori desiderosi di autopubblicarsi. Inoltre propongono servizi accessori a richiesta quali editing, impaginazione, realizzazione della copertina, correzione di bozze, assistenza promozionale e, last but not least, possibilità di distribuirlo e venderlo negli stessi negozi Mondadori. In sostanza, un print on demand unito a un service editoriale che, a differenza delle piattaforme attualmente disponibili, distribuisce in una catena prestigiosa  le copie cartacee delle opere autopubblicate.

In un mercato ormai saturo di proposte per l’autopubblicazione (e dove Amazon la fa da padrone), quest’ultimo fattore differenziale a me pare un’ottima proposta competitiva.

 

3. L’IBRIDIZZAZIONE DEI CONTRATTI EAP

Si tratta di un fenomeno interessante per cui il vecchio contratto che prevede sia il contributo che la licenza dei diritti (pattuizione criticabile di cui ho parlato in questa sede), si trasforma ora in un contratto che prevede un print on demand puro (quindi senza la licenza dei diritti) ma, a differenza di quello tradizionale, include un editing e, a differenza della maggioranza dei contratti con contributo, prevede un selezione dei manoscritti meritevoli del servizio. Infine, prevede un elemento che il print on demand normalmente non prevede (quello appena visto al punto sopra è infatti una delle eccezioni) e che il contratto con contributo prevede solo per finta, e cioè una promozione.

 

Non vi saprei dire se la formula funziona perché, come ho detto, si sta posizionando sul mercato ora, ma se non altro ha il pregio di non nascondersi dietro le promesse improbabili degli usuali contratti degli editori a pagamento.

Questa formula ibrida offre infatti dei servizi spiegati chiaramente e che, altrettanto chiaramente, vengono comprati. Qualora poi non dovessero essere mantenuti, ne consegue che l’autore potrà agire per l’inadempimento e per il risarcimento del danno senza sentirsi accampare scuse del tipo che, per esempio, invece la promozione c’è stata eccome, perché il suo libro:

 

– è stato segnalato dalla più famosa web radio di Tramonti di Sotto, Tramonti di Mezzo e Tramonti di Sopra (prov. PN), il cui podcast è stato scaricato da ben 20 persone negli ultimi 30 mesi;

 

– è stato segnalato nella newsletter della casa editrice probabilmente composta da tutti gli ex clienti già pubblicati;

 

– è stato segnalato nella fantasmagorica rivista letteraria di ben 6 pagine auto-edita dall’EAP e distribuita ai nominativi della banca dati parrocchiale in una geniale operazione culturale incrociata che ha come destinatari pie nonnine e nipotini.

 

4. L’AUMENTO ESPONENZIALE DEI PLAGI

Dall’uso disinvolto di Photoshop per appropriarsi di porzioni di immagini altrui da usare nella propria copertina, al ricalco delle trame di ebook già presenti su Amazon (quando non addirittura alla ripetizione parola per parola della sinossi, come vedete nel caso eclatante qui riportato), si sta assistendo a un aumento davvero preoccupante dei casi di plagio, soprattutto nel mondo delle autopubblicazioni.

 

Talvolta si tratta di mera ignoranza delle più elementari basi del diritto d’autore, ma spesso c’è il dolo supportato dalla convinzione che, nell’oceano del self publishing, essere ‘beccati’ è ipotesi assai remota. E, aggiungo, anche l’ignoranza del fatto che oggi esistono software appositi in grado di scandagliare la Rete e di sgamare questi novelli ‘furbetti del quartierino’.

 

5. L’AUMENTO DEGLI INSOLUTI NELLA FILIERA DEL LIBRO

Questa, assieme alla n. 4 appena vista, è la tendenza più triste e riprovevole.

In questo senso, le denunce sui social da parte di traduttori, autori, illustratori, web content writer non pagati per il lavoro prestato all’editore sono ormai, se non all’ordine del giorno, quantomeno all’ordine della settimana, anche se – come ho già spiegato qui – si tratta di una modalità di sfogo della frustrazione che, per quanto umanamente comprensibile, trovo controproducente sul piano professionale.

 

Naturalmente, il comportamento sfuggente degli editori morosi è incoraggiato dal fatto che, di solito, i crediti vantati dai professionisti che hanno ingaggiato sono relativamente esigui e quindi non giustificano il ricorso a un avvocato perché sarebbe antieconomico.

Bene, per arginare quest’altra categoria di ‘furbetti del quartierino’ ritengo di aver trovato una possibile soluzione, ma ve ne parlerò nel prossimo post perché in questo sono già andata lunga.

 

E voi? Vi siete imbattuti in qualche nuova tendenza degna di rilievo? Se sì, segnalatela nei commenti. Sarà una buona opportunità per discuterne assieme.

 

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