Nel già discutibile universo dell’editoria a pagamento, dove l’autore finanzia la pubblicazione della propria Opera e contro cui ho diffusamente parlato in questo blog, si sta diffondendo un nuovo stratagemma contrattuale che rischia di essere, più che una garanzia, un miraggio ben confezionato.
Si tratta di una clausola che suona più o meno così: “Se il tuo libro supera una certa soglia di copie vendute, ti rimborsiamo l’intero esborso iniziale”. Una promessa allettante, che dà l’illusione di poter “rientrare dei costi” grazie al successo editoriale. Ma alla prova dei fatti, questa soglia non viene mai raggiunta. E non solo per motivi legati alla reale performance commerciale dell’opera.
La durata del contratto, infatti, è spesso breve o comunque non sufficiente a permettere un’adeguata promozione e distribuzione nel tempo (sempre che questa venga fatta, cosa che certamente nell’editoria a pagamento è l’eccezione e non la regola, visto che l’editoria a pagamento vive delle copie che vende ai propri autori e non da quelle che vende ai lettori. A peggiorare la situazione, l’autore si ritrova completamente privo di strumenti reali per verificare le vendite effettive del proprio libro:
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Nessuna tracciabilità garantita da bollini SIAE;
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Nessuna pattuizione in merito alla possibilità di verifiche contabili dell’editore;
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Rendiconti lacunosi, sporadici o del tutto assenti.
Eppure, riguardo a quest’ultimo punto, la legge parla chiaro. L’articolo 110-quater della Legge sul Diritto d’Autore (L. 633/1941), introdotto con il recepimento della Direttiva UE 2019/790, impone che:
“ I soggetti ai quali sono stati concessi in licenza o trasferiti i diritti e i loro aventi causa hanno l’obbligo di fornire agli autori e artisti interpreti e esecutori, […] informazioni aggiornate, pertinenti e complete sullo sfruttamento delle opere e prestazioni artistiche, e la remunerazione dovuta”.
Molti editori (e qui, purtroppo, bisogna aggiungere anche non a pagamento) eludono però questa disposizione, confidando nel fatto che l’autore – spesso inesperto e alle prese con la sua prima pubblicazione – non saprà né come controllare, né come reagire.
Risultato? La clausola sul rimborso resta solo sulla carta. E l’autore finisce per pagare, pubblicare e non vedere né ritorni economici, né dati trasparenti.
Il consiglio agli autori è quindi quello di non fermarsi all’apparenza di formule promozionali che sembrano tutelarvi. Chiedete sempre chiarezza, pretendete rendiconti dettagliati, e non firmate senza aver letto e compreso la portata di ogni clausola. Perché dietro la promessa di un rimborso, spesso, c’è solo un contratto studiato per non arrivarci mai.
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