Sogno un’editoria in cui ci sia posto solo per quegli editori appassionati e onesti – e ce ne sono – che amano i libri di qualità e non per quelli che rincorrono le mode e la ‘grezzaggine’.
Per quegli editori che trattano i propri autori col rispetto dovuto a coloro che rappresentano il pilastro fondante della propria attività e non per quelli che cercano di mettergli contrattualmente un cappio al collo spremendoli come limoni.
E sogno un’editoria in cui ci sia posto solo per quegli autori disposti a lavorare duro per tirare fuori la loro Arte migliore – e ce ne sono – e non per quelli che credono di poter fare le prime donne solo perché chiunque, oggi, può accedere a una tastiera.
Per quegli autori innamorati della parola anche sapendo che non si tradurrà necessariamente in fama e ricchezza e che, per questo, richiedano di essere trattati con serietà dai propri editori senza tuttavia pretendere da essi la luna, specialmente durante gli anni di gavetta.
Perché autori ed editori sono sulla medesima fragile barchetta che può traversare agilmente l’oceano della cultura solo se ciascuno conosce sia il proprio ruolo, che l’importanza fondamentale di ogni marinaio nell’economia di questa particolarissima navigazione.
Nel mio piccolo, mi adopero per aiutare editori e autori a bilanciare i remi di questa sinergia, spiegando agli uni e agli altri diritti e doveri condivisi e le ragioni che li supportano. Queste sono le coordinate legali che mi conducono e credo che solo in questo modo la barchetta non possa capottare e possa traghettarci finalmente in un’era in cui ci sarà più seguito per metaforici Gabbiani e Volpi, anziché per desolanti Sfumature Grigie o puerili Metrature Sopra Il Cielo.
Foto: Hervé Lagrange/Pixabay






