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Home » editoria » EDITORIA POSSIBILE E IMPOSSIBILE – PARTE 2
venerdì, 23 Nov 2012

EDITORIA POSSIBILE E IMPOSSIBILE – PARTE 2

Post by on editoria 841 0

bossDopo aver esaminato la figura dell’autore megalomane, eccoci a osservare da vicino quella, assolutamente speculare, dell’editore dissociato.

 

L’editore dissociato è quello che fa l’editore a tutti gli effetti, ma non sa perché lo fa. Cioè, lui è convinto di saperlo ed è convinto di fare la differenza nell’avventurosa giungla editoriale ma, dal momento che le sue azioni vanno tutte nella direzione contraria a ciò che un editore dovrebbe fare per restare nel business (ed ecco dove sta la dissociazione mentale), chiunque lo osservi dal di fuori è convinto che si tratti, in realtà, di una Candid Camera.

 

Anche l’ego dell’editore dissociato è, in fondo, megalomane e perciò, quando si interfaccia con qualsiasi operatore del settore, oppure con i propri autori, costui cerca di far sentire tutti, alternativamente:

 

  1. dei deficienti

 

oppure

 

2. dei deficienti

 

No, non è un refuso, è che c’è differenza fra la tipologia ‘deficiente 1′ e ‘deficiente 2 ‘: nel primo caso si tratta di un deficiente che non sa fare niente; nel secondo caso si tratta di un deficiente che non capisce nulla, in primis la grandezza della CE dissociata e dei libri di quest’ultima.

 

Durante la trattativa contrattuale, l’editore dissociato si rifiuta di cambiare qualsiasi virgola del documento laddove, nella normalità, perfino le major si mettono a un tavolo per trattare (e anche se non è detto che l’autore la spunti su tutto, sicuramente qualche miglioria potrà portarla a casa anche di fronte alla CE importante).

 

A dire la verità, nel caso dell’editore dissociato, il contratto diviene un dettaglio irrilevante perché, spesso, il documento fa comunque così schifo, dal punto di vista legale, che ha la stessa utilità di una tastiera per pc a geroglifici egizi.

 

L’editore dissociato spesso non fa editing, perché non può permettersi di pagare un editor, nemmeno stagista, e perché non è in grado di farlo lui stesso; se invece lo fa, può capitare di incontrane uno convinto che un manoscritto si possa tagliuzzare in strani format a suo piacere, non importa se l’operazione finisce per snaturare completamente l’opera. Il problema a monte, in questo caso, è che egli non sa nulla di mercato e quindi, a valle, ha solo due opzioni:

 

  • rincorre le mode ma, purtroppo per lui, appena riesce ad assicurarsi una strepitosa anteprimissima di romanzo incentrato su vampiri che amoreggiano con liceali complessate e che combattono licantropi, il mercato è già passato ai riccastri belloni col vizietto sadomaso declinato in 50 sfumature di nulla sotto vuoto spinto e cifra stilistica inesistente;

oppure

 

  • fa quello totalmente alternativo, inseguendo assurdi crossover fra generi, al cui confronto un saggio diegetico sulla sceneggiatura della corazzata Potëmkin finisce per sembrare un libro della Kinsella.

 

Tantomeno ha una qualsiasi cognizione di marketing, perciò è convinto che basti aprire una vetrina su Feeeeisbuuuk per far vedere agli autori che li promuove “di bruttobruttobrutto”  (cit) e per far vedere ai lettori che tali libri esistono davvero. Poi, però, usa le pagine come ‘sfogatoio’ privato contro i lettori che non comprano i suoi libri, oppure contro tutto quello che non va nell’editoria o anche solo nella sua giornata.

 

Se stampa in digitale ed esaurisce la prima tiratura, non ristampa nemmeno se ha richieste certe da parte di potenziali lettori, preferendo passare alla pubblicazione di nuovi titoli. Di solito non manda i libri alle presentazioni anche se non ha esaurito la prima tiratura, detesta i suoi autori proattivi perché gli toccherebbe riscontrare le loro richieste di materiale promozionale (che comunque ignorerà tranquillamente), rifiuta le interviste dalle testate che non hanno avviato una petizione internazionale per invocare lo Strega a favore di qualcuno dei suoi volumi e, infine, non risponde alle offerte di spazi promozionali sostenendo che non ha tempo di stare dietro a tutto.

 

A questo punto, ci si potrebbe legittimamente chiedere:

 

“Ma a tutto che? Tolte tutte queste attività e quelle esaminate ancora più sopra, allora cosa fa tutto il giorno?”

 

La risposta sarà svelata verosimilmente dopo che l’umanità avrà compreso se Colui che sussurrava nelle tenebre (cit.) è davvero Bruno Vespa, se il numero dei romanzi di Sveva Casati Modigliani rappresenti una quantità finita di beni fungibili e, soprattutto, perché E.L. James si ostini a scrivere romanzi.

 

Il suo staff, se ne ha uno, ha un ricambio pazzesco, perché ovviamente appena un suo dipendente trova qualcosa di alternativo, fosse anche lavorare per Il Bollettino della Sagra della Melanzana Ripiena & dell’Oliva Fritta all’Ascolana, ci si butta a pesce pur di non doversi più avvelenare il fegato con un simile principale.

 

La sua ‘scuderia’ annovera invece varie tipologie di autori:

 

  1. l’autore che non se ne andrà mai perché sa che non troverà mai un’ altra casa editrice per il suo prezioso Fantasy-Thriller-Spazial-Sentimentale (così crossover da non potergli trovare un titolo rilevante e chiamato quindi con l’acronimo FTSS). E, comunque, poter dire “sono un autore pubblicato no EAP” al figlio del pizzicagnolo all’angolo (che invece è riuscito a pubblicare solo con le strategie di coproduzione della CE a regime di  democratizzazione culturale Hoscrittounmanoscritto), non ha prezzo e per tutto il resto la Mastercard, con le vendite da prefisso telefonico che vanta FTSS, il suo autore può giusto rimirarsela nello spot televisivo;
  2. l’autore che sopporta fino alla prima scadenza del contratto, perché è convinto di aver firmato un documento che abbia un qualsiasi valore almeno in qualcuna delle galassie dell’Universo da noi osservabile; dopotutto i numeri sono dalla sua parte: grazie al telescopio Hubble, oggi si ipotizza ne esistano 300/500 miliardi;
  3. l’autore che mastica amaro, ma che sopporta fino alla scadenza del primo contratto perché non c’ha voglia di dover cambiare tutto e di avvisare tutti di aver cambiato tutto; però conta i giorni che lo separano dalla libertà come un diciottenne altoatesino spedito a fare il Carr nella Locride avrebbe contato i giorni ‘all’alba’ ai tempi della leva obbligatoria;
  4. l’autore che si stufa e straccia il contratto (che, lo ricordo, di per sé era già carta straccia senza speranza, nonostante le granitiche convinzioni dell’autore di cui al punto 2, supportate dall’alea probabilistica di cui alle stime Hubbliane) e si cerca finalmente un altro editore.

 

L’editore dissociato non ricorrerà mai a un avvocato, anche se minaccia spesso di farlo, perché:

  1. è troppo spilorcio per pagarsene uno;
  2. pensa che tutti gli avvocati, indistintamente, siano squali profittatori (per carità, molti lo sono anche, ma molti fanno onestamente il proprio lavoro, ad esempio io :D);
  3. pensa che tutti gli avvocati, indistintamente, non capiscano nulla e, per carità, anche qui in molti casi è vero, ma per l’editore dissociato appartengono a tale categoria tutti quelli che tentano di spiegargli come l’esito che lui auspica e ciò che la legge sostiene siano due rette parallele.

 

Se proprio è costretto a prendersi un legale, sarà solo perché è stato tirato in ballo da qualcun altro in una vertenza e, in tal caso, pretenderà di dettare al professionista le lettere di risposta alla controparte e la linea degli atti da depositare in tribunale.

 

A questo punto, a chiusura dell’argomento, è lecito chiedersi:

 

“Cosa avviene quando un autore megalomane incontra un editore dissociato?”

 

Probabilmente questo.

 

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