La settimana scorsa, nello Stato del Maryland, la casa editrice PublishAmerica (che, a parole, si picca di essere non a pagamento) è finita in tribunale a opera di tre autori, i quali lamentano il pagamento di servizi mai ricevuti e accusano l’editore di fuorviare la gente inducendola a credere che PublishAmerica vanti contatti importanti con persone famose.
Nel 2011, infatti, il medesimo editore era finito nell’occhio del ciclone per aver annunciato, tramite il proprio sito, che una sua delegazione avrebbe presto incontrato J.K. Rowling per parlarle di alcuni manoscritti ricevuti in visione. Per rientrare in questa ‘rosa’ di eletti, chiunque poteva sottoporre 50/100 parole del proprio romanzo al modico prezzo di 49 dollari.
Appresa la notizia, la Rowling aveva subito incaricato proprio portavoce, Mark Hutchinson, di dichiarare tale annuncio completamente destituito di fondamento e aveva dato mandato al proprio legale di procedere con le opportune azioni nei confronti della casa editrice menzognera, servendo all’editore una bella diffida. Quest’ultimo aveva risposto dicendo che l’operazione implicava solamente l’opportunità di consegnare casualmente (probabilmente sfruttando l’occasione del festival letterario che si svolgeva in quel periodo – NdR) gli elaborati alla famosa scrittrice e non implicava né l’esistenza di una collaborazione né la sponsorizzazione di Publish America da parte di lei.
Da sottolineare, comunque che anche il Better Business Bureau – che raccoglie tutte le informazioni sulle società americane e canadesi – segnala 267 lamentele sul comportamento di PublishAmerica, 105 delle quali non hanno mai ricevuto spiegazioni da parte dell’editore.
Foto: Vkastro/Pixabay






