LA BUFERA DELLE COPERTINE NELL’EDITORIA BRITANNICA

Il mese scorso, la Society of Authors – sindacato del Regno Unito per scrittori professionisti, illustratori e traduttori letterari, fondato nel 1884 per proteggerne e promuoverne gli interessi – si è espressa contro gli editori che travisano le recensioni negative. Molti infatti, usandone estratti fuori contesto, così da farli sembrare opinioni positive sull’intera Opera, li riproducono sulle copertine dei libri e li trasformano in endorsement per aumentare le vendite.

 

L’innesco per la polemica è stato fornito dalla copertina di Oltre l’ordine, un manuale di self help per aiutare le persone a uscire dal caos della propria vita, firmato dallo psicologo canadese Jordan B. Peterson, insegnante ad Harvard e all’università di Toronto. Il libro di Peterson ha suscitato un vespaio proprio perché aveva ricevuto parecchie recensioni critiche da parte della stampa e, ciononostante, la casa editrice Penguin Random House ha estratto alcuni brani dalle stesse in modo da fornire l’impressione opposta.

Per esempio, all’interno della propria recensione quasi completamente negativa, l’editorialista del Times James Marriott aveva usato la frase “uno dei passaggi di prosa più sensibili e lucidi che abbia scritto” riferendosi a una porzione specifica di un capitolo (che probabilmente si era salvato dalla critica). L’editore ha ripreso tale frase trasformandola in “una filosofia del significato della vita… la prosa più lucida e toccante che Peterson abbia mai scritto”.

 

Ora, non solo simili pratiche sono moralmente esecrabili, ma espongono l’editore anche a profili legali non da poco: si va dalla scorretta pratica commerciale alla violazione del diritto d’autore (in quanto viene modificato, addirittura stravolto, sia il senso che la lettera di un altrui testo).

 

Se trasferiamo il problema al nostro Paese, forse questo tipo di manipolazione non si è ancora verificato, almeno in maniera così plateale da assurgere alle cronache, tuttavia è ben noto che da noi (come peraltro ovunque, l’Italia non è certo l’unico Paese) vengono strumentalizzati i numeri di vendita e i numeri di ristampe di un’Opera, sia sulle copertine che sulle fascette. E anche questa è una pratica scorretta, che riesce a farla franca solo per il fatto che, alla fine della fiera, l’editore e il suo distributore sono gli unici in grado di conoscere i numeri di vendita reali e quindi nessuno può contestare i dati documenti alla mano.

 

C’è però chi, in mezzo a questo caos, sta cercando di distinguersi e di darsi una specie di codice morale: l’editore britannico Bonnier Books ha annunciato infatti di essere in procinto di produrre un documento di “migliori pratiche” per le citazioni sulle copertine.

Chissà se altri seguiranno il suo esempio…