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Home » Case editrici » INTELLIGENZA ARTIFICIALE: ALCUNI ACCORGIMENTI PER L’EDITORIA
martedì, 02 Apr 2024

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: ALCUNI ACCORGIMENTI PER L’EDITORIA

Post by on Case editrici, diritto d'autore, intelligenza artificiale 407 0

Ormai, ovunque, furoreggia il tema dell’intelligenza artificiale e dei suoi possibili impieghi nella vita quotidiana.

E’ normale, siamo alla vigilia della rivoluzione più epocale della storia del genere umano e i progressi del settore stanno subendo un’accelerata sempre più vertiginosa. Ciò polarizzerà sempre di più le opinioni di chi vi ravvisa una minaccia, contro chi ne agogna le sue applicazioni su larga scala al più presto. Credo che il buon Isaac Asimov sia riuscito a predire accuratamente entrambi gli atteggiamenti, rispettivamente nel suo romanzo Abissi d’Acciaio e Il Sole Nudo (con la speranza, aggiungo io, di non finire, in futuro, come i ricchi ma apatici abitanti di Solaria).

 

All’avvento di Chat gpt avevo già scritto un articolo sulle prime, possibili operazioni per aiutare il lavoro editoriale/redazionale.  Se la mia era una mera speculazione teorica, è notizia di soli due mesi fa che un’autrice giapponese ha effettivamente utilizzato Chat gpt per confezionare il 5% di un libro con cui ha persino vinto un prestigioso premio locale.

Quanto ci vorrà, prima che accada anche qui? La verità è che già accade, almeno nel settore dell’autopubblicazione. Questo è un esempio di libro made in Italy per bambini scritto e illustrato con l’intelligenza artificiale.

E si tratta di un’Opera che, oltre a essere stata realizzata con l’AI, parla  anche di AI, in quanto il collettivo Roy Ming che l’ha ideata, intende insegnare ai bambini a non temere la tecnologia, “perché può aiutarci a vivere meglio e a dedicarci alle cose che ci piacciono”.

 

Di fronte a questo fenomeno, gli editori hanno allora, a mio avviso, due approcci possibili:

 

1. Contrarietà totale a pubblicare opere generate con l’AI, totalmente o parzialmente dettata da ragioni etiche, di principio;

 

2. Contrarietà dettata unicamente da timori di contestazioni di paternità da parte di terzi.

 

In quest’ultimo caso, il paletto potrà essere rimosso quando verrà messo ordine sulla questione sul materiale utilizzato per addestrare le macchine (a tal proposito, tutti gli occhi sono puntati sulla causa promossa dal New York Times). L’esito più probabile di questo conflitto sarà il rilascio di apposite licenze da parte degli aventi diritto. Tuttavia, fino ad allora, all’atto pratico le posizioni diventano equivalenti, imponendo agli editori la stessa necessità di cautela.

Vale allora la pena, a mio avviso, implementare la clausola di manleva già presente in ogni contratto, specificando che l’autore garantisce espressamente che il proprio materiale non è stato prodotto, neanche parzialmente, mediante l’ausilio di intelligenza artificiale.

Vero è che la clausola di manleva ha già un valore generale, ma porre l’ attenzione specifica sull’AI punta il riflettore su quest’ultima, a beneficio dei moltissimi che sono ignari delle implicazioni. Solo una minoranza della popolazione, infatti, è si rende conto del problema relativo ai diritti sul materiale usato per addestrare questo tipo di software. Ho personalmente constatato, a un seminario dedicato agli avvocati, che persino una grossa fetta della mia categoria la sta usando senza essersi posta la benché minima questione problema. Figurarsi, dunque, lo scrittore medio, che spesso ignora rudimenti di diritto d’autore che pure sono in vigore da 83 anni.

 

Per gli editori che si rifanno all’impostazione mentale di cui al punto 1, varrebbe inoltre la pena introdurre, nelle pagine relative al copyright, una dicitura che dichiari espressamente come il contenuto del libro non sia frutto di AI. Una sorta di “garanzia” offerta al lettore, indicante che l’ Opera è puro frutto del solo ingegno umano.

 

A contrario, potrebbe poi essere utile, nella dicitura ove si riservano tutti i diritti, specificare che, in particolare, il testo non può essere a sua volta utilizzato per l’addestramento delle AI. In tal modo, in caso di violazione, la controparte non potrà dichiarare di essere stata in buona fede.

 

Infine, oltre a dotarsi di apposita policy d’uso interno, sarà utile dedicare attenzione alla formazione del personale della casa editrice, qualora essa voglia avvalersi di questo strumento. Da un lato, per non rischiare di utilizzare testi potenzialmente lesivi degli altri diritti e, dall’altro, per avere cura di non immettere nei prompt informazioni sensibili in violazione della normativa sulla privacy.

 

Foto di Mohamed Hassan da Pixabay

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