L’INSOSTENIBILE TENTAZIONE DEL COPYRIGHT: WARNER BROS V. MIRCHI MOVIES

hari putarNon sempre i colossi cinematografici hanno la meglio, nonostante la possibilità di fare la voce grossa.

 

La Warner Bros, ad esempio, che è una casa alquanto litigiosa, ha dovuto lisciarsi le penne di fronte alla sconfitta incassata nella causa contro la Mirchi Movies, piccola casa di produzione indiana nel cui catalogo figurava un film dal titolo Hari Puttar — a comedy of terrors.

 

Proprio il titolo, con quel nome così simile al maghetto con la cicatrice, è stato ciò che fece infuriare il colosso americano, accusando il piccolo rivale di voler capitalizzare sul successo della saga di J.K. Rowling e trascinandolo perciò, nel 2008, dinanzi alla corte di Nuova Delhi. La quale però non pronunciò affatto  la sentenza auspicata.  Al contrario…

 

Il giudice indiano Reva Khanna osservò infatti, anzitutto, che il titolo era stato registrato quasi tre anni fa e che la Warner era stata  acquiescente fino a quel momento. Un segnale implicito sulla insussistente pericolosità di confusione dei due film.

 

In secondo luogo, la trama di Hari Puttar non ha nulla a che vedere con quella di Harry Potter. Piuttosto, presentava similitudini con il celebre Mamma, ho perso l’aereo, pellicola che — ironia della sorte — fu diretta nel 1990 da Chris Columbus, lo stesso regista che capitanò le prime due pellicole del maghetto. Nel film di Columbus, il piccolo Kevin McCallister, dimenticato a casa dai genitori nella fretta di partire per le vacanze, sventa i piani di due malfattori che vorrebbero svaligiare la casa, disseminandola di trappole di vario tipo. Nella pellicola indiana  ritroviamo invece un ragazzino decenne, Hari Prasad Dhoonda(soprannominato appunto Hari Puttar) rimasto da solo a casa col cugino Tuk Tuk e alle prese con due furfanti che vogliono trafugare un formula segreta messa a punto da suo padre, uno scienziato.

 

In terza battuta, il giudice osservò che il pubblico è perfettamente in grado di distinguere i due prodotti, quello sfornato da Warner, già presente sul mercato da ormai sette anni, e la ‘novità’ prodotta dalla Mirchi. Infine, sottolineò che in lingua Punjabi, ‘puttar’ non è un nome proprio, bensì un sostantivo comune col significato di ‘figlio’.

 

A seguito del pronunciamento, il film, la cui uscita era inizialmente bloccata, poté così uscire al cinema, con buona pace della Warner. E visto che con tutta probabilità non ne conoscevate l’esistenza fino a questo momento, abbiamo la prova provata che i due lavori non erano, in effetti minimamente confondibili, perché infatti  nessuno, in Europa, si è sognato di importare la pellicola, che pertanto è rimasta strettamente confinata al suo settore di provenienza, e cioè Bollywood.

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