IO, SCRITTORE (O EDITORE) ‘CALIMERO’, POTRO’ MAI FAR VALERE I MIEI DIRITTI?

CalimeroPuò capitare che uno scrittore, esordiente o emergente, si trovi a fronteggiare dei problemi col proprio editore e che, come conseguenza, abbia la tentazione di recuperare i diritti della propria opera e di andare altrove. Ma l’assenza di notorietà, e quindi le vendite modeste, lo lasciano in dubbio sul fatto che il libro valga abbastanza da giustificare la spesa necessaria per sentire il parere di un avvocato in merito all’attuabilità del proposito.

 

Lo stesso può valere, a contrario, per un piccolo editore che desideri risolvere il contratto editoriale con un autore dal comportamento particolarmente scorretto.

 

Questo tipo di timori sono dettati da una falsa percezione secondo cui, nell’immaginario collettivo, anche il solo parlare con un legale equivale a sborsare lo stipendio di un mese. Ovviamente la realtà è diversa e la falsa percezione deriva di solito da due canali:

 

  1. un’idea molto televisiva degli Studi legali;
  2. l’effettiva esistenza di Studi legali che praticano tariffe molto onerose, ma solo perché abituati a una clientela VIP.

 

Sul primo punto va detto che la rappresentazione filmica degli Studi legali si basa sugli USA, ove per lunga tradizione viene solitamente applicata una tariffa oraria indipendente dall’attività svolta (anche se ultimamente parecchi professionisti stanno cambiando sistema). In Italia, invece,  è sempre stato in vigore un tariffario obbligatorio, con una forcella minimo/medio/massimo prestabilita, commisurato al valore della causa e  alle singole attività svolte (la cui somma determina l’importo finale della parcella). Ciò riduce di gran lunga i costi rispetto ai colleghi americani cui film e telefilm ci hanno abituati. E anche dopo la recente abolizione delle tariffe obbligatorie, i professionisti italiani, per abitudine e forma mentis, continuano comunque a conteggiare rispetto al valore e all’attività, anche se ormai le cifre di base sono state liberalizzate e quindi ci sono senza dubbio delle disparità e delle oscillazioni anche severe.

 

Quanto al secondo punto, certamente uno Studio con clientela VIP sarà meno abbordabile di uno Studio con clientela non famosa, ma nessuno obbliga il piccolo editore o lo scrittore esordiente/emergente a rivolgersi alla prima tipologia. Premesso che la notorietà di uno Studio non è sempre indice automatico di qualità va ad ogni modo tenuto conto del fatto che, come avviene in tutti settori, la notorietà è un valore aggiunto che verrà ovviamente conteggiato in parcella.

 

Inoltre, la valutazione della situazione contrattuale non equivale automaticamente a instaurare una  vertenza legale. L’esame è solo il primo passo e perciò non rappresenta questo esborso così spaventoso. Qualora vi siano poi gli estremi per procedere, l’avvocato ne informerà il cliente, il quale deciderà autonomamente se proseguire o meno.

Infine, il cliente può sempre chiedere una previsione di massima della spesa cui va o andrebbe incontro. E se questa previsione diventa più difficile una volta che la vertenza viene portata in tribunale, perché a quel punto possono aprirsi vari scenari possibili che non è così agevole ‘inseguire a priori’ e dunque conteggiare al millimetro, finché essa si mantiene fuori dalle aule giudiziarie l’approssimazione diventa quasi nulla, perché in tal caso gli scenari da prendere in considerazione, e il conseguente sforzo ‘precognitivo’, sono molto più ridotti. Per fare un parallelo librario, chiedere a un autore una previsione sul numero di pagine del romanzo di cui ha appena buttato giù la traccia, non è sicuramente lo stesso che chiederglielo una volta che si trovi a metà stesura del manoscritto.

 

Alla luce di quanto sopra, dunque, vale sempre la pena tentare di far valere un proprio diritto. Non è infrequente, infatti, che una delle parti si senta ingabbiata da vincoli contrattuali quando invece non lo è affatto perché esistono vie per superarli. E anche se, per scoprirle, ci vuole un piccolo aiuto da parte di un professionista, è sempre utile provare a ‘girare la  maniglia’ della ‘prigione’.  Un semplice gesto alla portata anche dei numerosissimi, piccoli Calimeri’ dell’editoria che vivono a margine del rutilante ed elitario mondo dei bestseller e delle major.

 

 

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