IL CONFLITTO FRA EDITORIA E LEGGE

Editoria e Legge.  I due settori che danno anche il nome a questo blog.

  • Ebbene, la triste verità è che l‘Editoria non è pronta per la Legge e la Legge, nel senso più generale del settore Giustizia, non è pronta per l’Editoria. Due settori che dovrebbero andare a braccetto e cooperare, ancora oggi non riescono a integrarsi come dovrebbero.

 

Le colpe della Legge sono, anzitutto, quella di non riuscire a stare al passo con i tempi. Ciò nonostante sia stata appena recepita una direttiva UE in tema di diritto d’autore, la 2019/790, che avrebbe potuto essere l’occasione, da parte del legislatore italiano, per sistemare alcune pluridecennali problematiche derivanti dal fatto che la nostra buona legge nazionale è comunque vetusta, essendo nata nel ’41.

La seconda colpa è  quella di non avere giudici adeguatamente formati, che al di là della stretta conoscenza delle norme, su come si svolge effettivamente la filiera a livello operativo. Questo è uno iato che constato ogni volta in tribunale e che rende molto difficile il lavoro dell’avvocato, il quale si trova a dover spiegare meccanismi che non sempre, nonostante la spiegazione, vengono comunque capiti dal giudice. In effetti, senza  osservare  il dietro le quinte, si ha solo metà visione della realtà su cui si è chiamati a giudicare.

 

Le colpe dell’Editoria, per contro, si riassumono nel semplice fatto di non essere adeguatamente preparata sulle basi del Diritto d’autore, perché moltissime case editrici, compresi i colossi, incorrono – spesso inconsapevolmente –  in violazioni da paura. Anche quelle che hanno un ufficio diritti e che, quindi, si immaginerebbero un po’ più consapevoli. E quando scoprono di esservi incorse, è solo perché è successa una frittata cui tocca rimediare.

Il fatto di non prendere in considerazione che l’aspetto legale è parte integrante di qualsiasi attività imprenditoriale, non porta gli editori a prevenire eventuali problemi in questo senso. Mentre sarebbe invece doveroso stabilire un budget annuale, sia da destinare alla formazione dei propri dipendenti, sia da destinare alla consultazione di professionisti, sia infine da destinare a un accantonamento che permetta di affrontare qualsiasi rischio giuridico possa verificarsi in un aula di tribunale. Quest’ultimo rischio, per un piccolo e un medio editore, è pura dinamite che basta a farlo saltare in aria con un solo processo.

 

La riprova più plateale e smaccata della noncuranza con cui un aspetto legale è percepito in editoria è che, a tutt’oggi, nessuna fiera del libro prevede come visitatore la figura di un legale nella procedura di accredito pass. Sono menzionate tutte le altre figure della filiera ( editore, autore, agente, distributore ecc) ma gli avvocati devono registrarsi ancora sotto la dicitura “altro”.

 

Quali soluzioni?
Se per la Giustizia non si può fare altro che confidare nell’illuminismo delle istituzioni (e quindi, campa cavallo…), l’Editoria potrebbe invece cominciare a muoversi, sia singolarmente che collettivamente, per risolvere le problematiche che ho evidenziato.

Non farlo è unicamente indice di pigrizia mentale. Un difetto curioso, per chi, di mestiere, produce oggetti destinati ad aprire la mente.

 

Immagine Ai generata by Crayion