A molti autori è capitato, una vota rientrati in possesso dei diritti sul un libro (vuoi perché il contratto è scaduto, vuoi perché è stato risolto) di dover decidere cosa farne.
Sconsiglio subito l’opzione “scordiamocelo nel cassetto, ormai ha esaurito il suo ciclo vitale”. Non dimenticate innanzitutto il tempo e la fatica che avete speso per pianificarlo e scriverlo (se poi si tratta di saggistica, aggiungete il tempo e la fatica della ricerca delle fonti!) e, anche se magari ha già veduto qualche migliaio di copie, c’è sempre un segmento di lettori a cui può ancora interessare e che non ha avuto modo di scoprirlo.
Anzitutto pensate se è un’opera che possa essere aggiornata, in modo da acquisire valore ‘compensatorio’, agli occhi di lettori e di editori papabili, rispetto alla sua perduta inedicità. Chiaramente questo è più facile per la saggistica e la manualistica, ma anche se si tratta di narrativa, alcune idee si possono rielaborare, oppure si può creare un ibrido in cui il punto di vista narrativo cambia e questo porta con sé una marea di implicazioni che sostanzialmente sono capaci di cerare un nuovo libro. E ‘ quello che ha provato a fare, ad esempio, Stephenie Meyer, raccontando il primo romanzo della saga di Twilight attraverso gli occhi di Edward Cullen, anziché di Bella Swan.
Ancora, si può trasformare la forma narrativa in un’altra: penso a un romanzo che diventa graphic novel. Chiaramente si tratta di valutazioni che vanno fatte tenendo conto della lunghezza e delle particolarità dell’Opera in questione, ma credo che il senso de gli esempi sia chiaro.
Rimettersi in cerca di un editore è dura, si sa, ma d’altro canto anche se vi buttaste anima e corpo su un libro nuovo, arrivereste comunque allo stesso problema, perciò tanto vale tenere i muscoli in allenamento. Tendenzialmente, dovreste mirare a una casa un po’ più grossa rispetto a quella con cui avete pubblicato la prima volta (o, a parità di dimensioni, più attiva), altrimenti rischiate di sentirvi rispondere che la vostra precedente tiratura ha già esaurito la potenza di fuoco che il nuovo editore è in grado di mettervi a disposizione e che quindi l’offerta è gentilmente declinata. La buona notizia, però, è che nel frattempo sarà nata o si sarà ingrandita qualche casa che prima non esisteva o che aveva le stesse dimensioni della vostra precedente.
L’impresa non è facile, inutile nasconderlo, specialmente se l’Opera è rimasta tale e quale senza cambiamenti. Tuttavia non è impossibile e conosco almeno tre casi in cui è riuscita.
Se rientrerete nella rosa dei fortunati, naturalmente fate tesoro di ciò che avete imparato durante l’esperienza precedente quando si tratterà di discutere i termini contrattuali. In particolare, cercate di cedere solo quei diritti che l’editore è certo di poter sfruttare. Ad esempio, se questo non ha un ufficio diritti estero, è inutile cedergli le traduzioni, meglio provare a venderle singolarmente direttamente a editori stranieri, anche se in questo caso si tratta di missione stradifficile. Tuttavia meglio cercare di fare l’Ethan Hunt della situazione, piuttosto che immobilizzare inutilmente, presso l’editore italiano, dei diritti che già si sa, sicuro come la morte e le tasse, che non saranno mai sfruttati.
Qualora proprio non riusciste a trovare un nuovo editore, in seconda battuta potete provare a riciclare l’Opera col self publishing, a patto che però ciò sia fatto professionalmente, come ho spiegato in questo articolo.
Diversamente, a prescindere dalla qualità intrinseca del libro, sarà difficilissimo riuscire a emergere dall’ormai densissimo rumore di fondo rappresentato dalla quantità di opere autopubblicate, la maggior parte di scarsissima qualità, che ogni giorno invade il mercato. E allora sì che, probabilmente, tanto varrebbe dimenticarsela in un cassetto.
Sconsiglio subito l’opzione “scordiamocelo nel cassetto, ormai ha esaurito il suo ciclo vitale”. Non dimenticate innanzitutto il tempo e la fatica che avete speso per pianificarlo e scriverlo (se poi si tratta di saggistica, aggiungete il tempo e la fatica della ricerca delle fonti!) e, anche se magari ha già veduto qualche migliaio di copie, c’è sempre un segmento di lettori a cui può ancora interessare e che non ha avuto modo di scoprirlo.
Anzitutto pensate se è un’opera che possa essere aggiornata, in modo da acquisire valore ‘compensatorio’, agli occhi di lettori e di editori papabili, rispetto alla sua perduta inedicità. Chiaramente questo è più facile per la saggistica e la manualistica, ma anche se si tratta di narrativa, alcune idee si possono rielaborare, oppure si può creare un ibrido in cui il punto di vista narrativo cambia e questo porta con sé una marea di implicazioni che sostanzialmente sono capaci di cerare un nuovo libro. E ‘ quello che ha provato a fare, ad esempio, Stephenie Meyer, raccontando il primo romanzo della saga di Twilight attraverso gli occhi di Edward Cullen, anziché di Bella Swan.
Ancora, si può trasformare la forma narrativa in un’altra: penso a un romanzo che diventa graphic novel. Chiaramente si tratta di valutazioni che vanno fatte tenendo conto della lunghezza e delle particolarità dell’Opera in questione, ma credo che il senso de gli esempi sia chiaro.
Rimettersi in cerca di un editore è dura, si sa, ma d’altro canto anche se vi buttaste anima e corpo su un libro nuovo, arrivereste comunque allo stesso problema, perciò tanto vale tenere i muscoli in allenamento. Tendenzialmente, dovreste mirare a una casa un po’ più grossa rispetto a quella con cui avete pubblicato la prima volta (o, a parità di dimensioni, più attiva), altrimenti rischiate di sentirvi rispondere che la vostra precedente tiratura ha già esaurito la potenza di fuoco che il nuovo editore è in grado di mettervi a disposizione e che quindi l’offerta è gentilmente declinata. La buona notizia, però, è che nel frattempo sarà nata o si sarà ingrandita qualche casa che prima non esisteva o che aveva le stesse dimensioni della vostra precedente.
L’impresa non è facile, inutile nasconderlo, specialmente se l’Opera è rimasta tale e quale senza cambiamenti. Tuttavia non è impossibile e conosco almeno tre casi in cui è riuscita.
Se rientrerete nella rosa dei fortunati, naturalmente fate tesoro di ciò che avete imparato durante l’esperienza precedente quando si tratterà di discutere i termini contrattuali. In particolare, cercate di cedere solo quei diritti che l’editore è certo di poter sfruttare. Ad esempio, se questo non ha un ufficio diritti estero, è inutile cedergli le traduzioni, meglio provare a venderle singolarmente direttamente a editori stranieri, anche se in questo caso si tratta di missione stradifficile. Tuttavia meglio cercare di fare l’Ethan Hunt della situazione, piuttosto che immobilizzare inutilmente, presso l’editore italiano, dei diritti che già si sa, sicuro come la morte e le tasse, che non saranno mai sfruttati.
Qualora proprio non riusciste a trovare un nuovo editore, in seconda battuta potete provare a riciclare l’Opera col self publishing, a patto che però ciò sia fatto professionalmente, come ho spiegato in questo articolo.
Diversamente, a prescindere dalla qualità intrinseca del libro, sarà difficilissimo riuscire a emergere dall’ormai densissimo rumore di fondo rappresentato dalla quantità di opere autopubblicate, la maggior parte di scarsissima qualità, che ogni giorno invade il mercato. E allora sì che, probabilmente, tanto varrebbe dimenticarsela in un cassetto.