LA METAMORFOSI DEI PICCOLI EDITORI

In questo precedente articolo, avevo preannunciato che avrei parlato del fermento che  il digitale sta provocando anche nelle figure tradizionali dell’editoria. Oggi esaminiamo gli editori.

In Italia, si sa, il mercato dei libri non è mai stato florido perché purtroppo siamo un Paese inflazionato da aspiranti autori ma in profonda carenza di lettori. Questo dato cronico, unito alla crisi economica contingente, sta obbligando molti editori, specie se piccoli, a ‘modificarsi geneticamente’. Tanti stanno investendo ormai nelle pubblicazioni digitali in proporzione di 3 a 1 rispetto al proprio catalogo cartaceo e qualcuno addirittura decide di chiudere completamente con la carta per convertirsi totalmente all’ebook. Del resto anche le case editrici nate negli ultimi tempi sono quasi tutte esclusivamente digitali.

Anche se, come sempre, il nostro legislatore è più miope di Mr.Magoo e quindi considera il prodotto digitale come un contenuto multimediale, affibbiandogli il 22% di IVA anziché il 4% che spetta al libro cartaceo, i vantaggi restano comunque appetibili. L’ebook elimina infatti i costi di stampa, inchiostro e tipografo, di magazzinaggio, di spedizione e in parte anche di distribuzione. Con specifico riferimento a quest’ultima, non solo non ci sono pagamenti anticipati, ma si calcola tutto in base al venduto effettivo, senza bisogno di quei noiosi e spesso deludenti aggiustamenti contabili imposti dalla pratica dei resi delle librerie.

E anche se, rispetto al prezzo cartaceo quello dell’ebook è notevolmente inferiore e quindi erode il margine di guadagno, la possibilità di pubblicare molti più titoli senza esborsi iniziali, sperando che una maggiore offerta faccia affluire un pubblico più vasto, può essere un bilanciamento notevole.

Certo, dal punto di vista dell’autore, la sola uscita in ebook della propria opera può apparire come un ripiego e, finché le percentuali di diffusione del cartaceo rispetto agli ebook restano nell’ordine di grandezza attuale, questo atteggiamento è assai comprensibile. Tuttavia è prevedibile che in un futuro non troppo lontano la distanza si accorcerà di molto e allora questa soluzione non sarà più percepita come ‘figlia di un dio minore’. Del resto, la stessa evoluzione percettiva si è vista nel settore dell’autopublicazione: fino a qualche anno fa era considerata il rifugio degli scribacchini che non erano riusciti a trovare uno straccio di editore disposto a investire su di loro, mentre oggi inizia a essere guardata come uno sbocco appetibile,  per tutta una serie di ragioni, anche da autori già pubblicati che non hanno più bisogno di ‘provare’  il proprio valore con una pubblicazione cartacea.

Quando poi lo sviluppo della tecnologia renderà possibile la produzione, a costi contenuti, di prodotti maggiormente interattivi che il cartaceo non potrà mai offrire, il processo sarà completo. Tentativi di esplorare nuove soluzioni sono già in atto da parte di alcuni colossi editoriali esteri, con la messa a punto di guide turistiche sensibili alla geolocalizzazione e di libri ‘magici’ per bambini pagine segrete, puzzle nascosti e pagine che si auto aggiornano in base alla posizione del lettore. E anche in Italia le cose si stanno muovendo,come testimoniano le idee presentate dalle dieci start up vincitrici in occasione del Salone del Libro di Torino.

Peraltro, senza dover necessariamente attendere un ipotetico domani, è già successo che degli ebook, a volte addirittura autopubblicati, abbiamo avuto un tale successo da imporre una loro successiva uscita cartacea. E se una volta, per trovare questi esempi, era necessario guardare esclusivamente agli USA, come nei casi di Amanda  Hocking  e L.A. James, oggi abbiamo anche alcuni esempi in Italia, a dimostrazione che anche da noi l’eventualità non è più così peregrina (anche se mi auguro che gli autori nostrani scrivano meglio della James, sia per forma che per contenuti.

Foto: Gerd Altmann/Pixabay

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