LA CRISI ECONOMICA TRASFORMA IL CONTRIBUTO ALLA PUBBLICAZIONE IN UN DILEMMA ETICO?

Ok, il titolo potrebbe apparire eccessivamente drammatico, ma leggendo di che si tratta ci si rende conto che anche l’argomento lo è.

Sono infatti venuta recentemente a conoscenza di una media, storica casa editrice di settore che ora si è convertita alla pratica del doppio binario per quel che riguarda gli autori poco conosciuti o le cui opere non sono garanzia di vendite a scatola chiusa.

Perché dunque, giocarsi imporvvisamente la storia e la reputazione così faticosamente guadagnate? La risposta fornita è quella della crisi economica, che ha posto la proprietà di fronte a una scelta fra due etiche: la prima, quella da sempre perseguita, quella di non chiedere contributo all’autore; la seconda, contingente, quella di provare ‘l’ultima spiaggia’ per non licenziare alcune decine di dipendenti che, per via del lungo rapporto di collaborazione, costituiscono un po’ una seconda famiglia.

Non è detto che l’escamotage funzioni, tuttavia mi sono chiesta cosa avrei fatto io al posto di questo editore. E mi sono risposta che, nonostante io veda la pubblicazione con contributo come il fumo negli occhi, forse, prima di sbattere i miei dipendenti in mezzo a una strada, avrei tentato il tutto per tutto e mi sarei giocata anch’io questa carta. Anche se scoprire un possibile ‘tertium datur’ in questo argomento che  mi risulta normalmente simpatico come Lobelia Serracinta – non solo perché accostare le parole ‘editore’ e ‘a pagamento’ costituisce ossimoro giuridico, ma prima ancora perché “così nunzefà” e basta – mi secca tremendamente…

E’  l’ennesima riprova che i buoni principi sono tanto belli, ma mai sostenibili a pancia vuota. Del resto, che l’uomo è ciò che mangia l’aveva già detto lui, anche se in senso più letterale ;). E purtroppo, finché saremo “spirits in a material world”, il brocardo – che sia letterale o metaforico – ci starà sempre.

Il rischio (o il sospetto), tuttavia, è che ultimamente la crisi stia diventando spesso anche un alibi… Specialmente quando conosco piccole realtà editoriali che, coraggiosamente, continuano a combattere e a resistere con le unghie e coi denti, reinventandosi ogni giorno, provando nuove strategie e, soprattutto, gestendo il proprio budget coscienziosamente, non facendo mai il passo più lungo della gamba (ossia sfornando in un anno più titoli di quanto i costi e i ricavi possano, in via presuntiva, permettere, anche a costo di perdere dei gran bei libri).

Alla luce di questi esempi, temo che la maggioranza delle case editrici sia ferma ai modelli di 30 anni fa e che si renda tremendamente necessario un aggiornamento in termini di management e di promozione.

Forse è tempo che, fra le nuove figure emergenti, si faccia strada uno spin doctor anche in questo settore. Resta da vedere, però, se gli editori saprebbero cogliere il valore e le potenzialità del suo lavoro.

Foto: Gerd Altmann/Pixabay

6 thoughts on “LA CRISI ECONOMICA TRASFORMA IL CONTRIBUTO ALLA PUBBLICAZIONE IN UN DILEMMA ETICO?

  1. Io non sono per principio un oppositore dell’editoria a pagamento, anche se non ne ho mai fatto uso. Mi resta piuttosto indigesto però il fatto che spesso vengano proposte condizioni economiche assurde, considerando che la casa incapace di fornire un autentico servizio editoriale e un supporto alla vendita del libro (tipo: farlo effettivamente arrivare almeno in qualche libreria, creare opportunità di promozione ecc…) è solo una STAMPERIA, e sta dando solo delle false illusioni allo scrittore.

    1. Io invece sono una feroce oppositrice, ma credo si fosse capito 😉
      Anche perché, ribadisco, un contratto a pagamento NON è un contratto di edizione, quindi quello che me lo offre non è un editore.

      Per quanto riguarda l’apparato promozionale, se gli autori a pagamento spendessero anche solo la metà in un buon ufficio stampa e un po’ di inserzioni, farebbero un servizio ben migliore alla propria opera e andrebbero molto più lontano.

      1. Quindi non ci sarebbero gli estremi per procedere legalmente per truffa contro quegli pseudo-editori che stipulano contratti a pagamento con gli autori, considerando perdipiù che, a quanto lei ha scritto in un altro articolo, un simile contratto non comporta neanche il trasferimento di alcun diritto?

        Grazie in anticipo

        1. Bisogna fare un distinguo: una pubblicazione a pagamento non è, di per sé, una truffa. Un autore acquista un servizio editoriale, punto e basta. Attività più che lecita.
          Può configurarsi la truffa solo se, a norma dell’art 640 del codice penale, chi offre tale servizio induce un autore in errore “con artifizi o raggiri”, al fine di procurare ” a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”.

          1. Capisco, mi riferivo in particolare al “trasferimento di diritti”. Poiché in ogni contratto di pubblicazione a pagamento è previsto il trasferimento dei diritti dell’opera in esclusiva a quell’editore, esattamente come in un normale contratto di pubblicazione, e avendo lei spiegato che quel tipo di contratto a pagamento non comporta il trasferimento di alcun diritto non essendo neanche un contratto di edizione, non è su questo punto che potrebbe essere ravvisabile un raggiro?

          2. No, non direi. La controparte sta proponendo semplicemente un contratto impugnabile e, anche se ne fosse a conoscenza (e scommetto che nessuna EAP lo è), il raggiro riguarda semmai il COME l’autore viene indotto a servirsi della EAP Tal dei Tali.

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