Parlo spesso con autori che si dichiarano confusi in merito a quali possano considerarsi delle ‘giuste’ royalty in un contratto di edizione.
Premesso che il giusto è soggettivo, perché dipende anche dal tipo di opera e di editore, ho pensato che la cosa migliore per fornire dei parametri di riferimento fosse ricapitolare quello che accade nella grande maggioranza dei casi e quello che costituisce l’eccezione, sia nel bene che ne male, secondo quello che ho potuto visionare nella mia pratica quotidiana.
LIBRO CARTACEO
La quota minima che ho visto riconoscere è il 4%, anche se è piuttosto rara.
Ho visto parecchi contratti tarati sul 5%, ma direi che la maggioranza oscilla fra il 6 e l’8%. Chi riconosce un 6% di base adotta spesso un meccanismo ‘premiale’ per cui tale è la percentuale riconosciuta sino a tot copie (tenete presente che il ‘tot’ è un numero variabile a seconda della tiratura di ciascuna opera ed è chiaro che un piccolo editore calcolerà la progressione nell’ordine delle centinaia di copie, mentre un grosso nell’ordine delle migliaia); dopodiché si passa al riconoscimento di un 7%, di nuovo fino a un tot di copie vendute. Infine, da lì in poi, si applica una percentuale dell’8. Molti di quelli che adottano tale sistema sono tuttavia disponibili a un’alternativa forfettaria, per cui l’autore può accordarsi su un 7% da subito, ma che poi resterà fisso indipendentemente dalle copie vendute. Il mio consiglio, nel caso, è di adottare proprio questa cifra media piuttosto che il meccanismo premiale, a meno che non siate convintissimi di vendere sfracelli.
Più raramente, ma non così raramente, ho visto riconoscere percentuali del 10%, anche da piccoli editori.
In qualche caso ho visionato un contratto che riconosceva, anche agli esordienti, un 20% ma qui siamo proprio nella casistica della cosiddetta ‘mucca viola’ (non nel senso della Milka ma di Seth Godin).
EBOOK
Qui il range va da un minimo del 15%, piuttosto raro, a un massimo di 50%, rarissimissimo.
La stragrande maggioranza si attesta fra il 20 e il 25%, anche se non è raro il 30%.
Il mio consiglio è di non accettare nulla sotto il 25, a meno che entrino in gioco altre considerazioni soggettive e dunque variabili da caso a caso e da opera a opera, in nome delle quali valga la pena sacrificare qualche punto percentuale a fronte di altri tipi di benefici.
Questo per quanto riguarda i diritti di pubblicazione. Per quanto concerne gli altri diritti, (es. traduzione, trasposizione cinematografica, trasposizione teatrale etc), si oscilla fra il 40 e il 50%. Ho visto qualche caso sotto il 40, ma si tratta di eccezione che peraltro sconsiglio di accettare.
Un cenno a parte riguarda poi i diritti di merchandise: qui si oscilla fra un minimo del 5% a un massimo del 50%, con una media del 10%.
Foto credit. Jami/Pixabay






Bell’articolo!
Mi domandavo soltanto: quando si riferisce al libro stampato, intende l’edizione rilegata o economica? Perchè a me una casa editrice offrì il 5% di royalty sull’edizione economica del libro, quindi volevo capire se era una quota abbastanza standard.
Grazie!
Si parla di edizioni non economiche, anche perché arrivare all’edizione economica significa aver venduto un bel po’ di copie e pochi autori c arrivano 😉