Con l’invasione, in Rete, di prodotti video e audio generati dall’intelligenza, la Danimarca ha proposto una riforma legislativa pionieristica per contrastare la diffusione dei deepfake: ogni cittadino potrà vantare un vero e proprio diritto d’autore sulla propria immagine, voce e volto, rendendo illegale l’uso non autorizzato di questi elementi in contenuti generati da intelligenze artificiali.
L’iniziativa, presentata il 27 giugno dal Ministero della Cultura, mira a trasferire la proprietà intellettuale delle caratteristiche personali agli individui stessi. Questo significa che la riproduzione o manipolazione del volto o della voce tramite strumenti digitali, senza esplicito consenso, potrà costituire una violazione del diritto d’autore.
“Le persone devono avere il diritto di possedere la propria immagine. Non è più sostenibile che altri possano riprodurla e usarla senza controllo”, ha dichiarato il ministro Jakob Engel-Schmidt, citato da The Guardian.
La proposta nasce come risposta all’aumento esponenziale di contenuti manipolati, spesso usati per scopi di disinformazione, diffamazione o abuso. Secondo il governo danese, la nuova legge dovrebbe proteggere non solo i cittadini comuni, ma anche politici, artisti, giornalisti e minori, che rischiano di essere bersaglio di contenuti falsificati ad alto impatto.
Il progetto di legge non prevede sanzioni penali, ma consente alle vittime di richiedere la rimozione immediata dei contenuti e un risarcimento economico. Le piattaforme online avranno l’obbligo di collaborare, pena multe salate.
La legge includerà eccezioni specifiche per garantire la libertà di espressione: contenuti chiaramente identificabili come satira, parodia o opere artistiche non saranno soggetti a rimozione automatica, purché non ingannevoli o lesivi.
La Danimarca è il primo Paese a proporre un’estensione del diritto d’autore alla sfera dell’identità personale. Il governo ha espresso l’intenzione di promuovere l’adozione di norme simili a livello europeo, attraverso il dialogo con le istituzioni UE e altri stati membri.
La riforma sarà sottoposta a consultazione pubblica durante l’estate e potrebbe entrare in vigore alla fine del 2025 o all’inizio del 2026.





