QUANDO CAPPELLO E OCCHIALI BASTANO: LUCIO DALLA E IL DIRITTO ALL’IMMAGINE

Lucio Dalla

Possono un cappello e un paio d’occhiali evocare una persona al punto da violarne il diritto all’immagine, anche se il volto non appare e il nome non è menzionato?

La risposta, in Italia, è sì. E a stabilirlo fu una storica sentenza degli anni ’80, con protagonista uno dei più amati cantautori italiani: Lucio Dalla.

 

Tutto partì da un poster pubblicitario realizzato da una nota azienda dell’epoca, la Autovox, specializzata in apparecchi audio. L’immagine mostrava solo due oggetti: un cappello di lana rosso e un paio di occhiali tondi. Nessun volto, nessuna scritta. Eppure, per chiunque conoscesse la scena musicale italiana, quei due elementi bastavano per evocare un personaggio ben preciso: Dalla, con il suo stile inconfondibile.

Il cantautore decise di portare il caso in tribunale, sostenendo che quell’immagine sfruttava la sua identità in modo indebito. Non si trattava solo di una somiglianza generica, ma di una vera e propria appropriazione dei suoi segni distintivi, diventati col tempo parte integrante del suo personaggio pubblico. Il cappello e gli occhiali non erano semplici accessori, ma simboli riconoscibili, capaci da soli di rimandare immediatamente alla sua persona.

 

Il tribunale gli diede ragione. Con una sentenza innovativa per l’epoca, fu riconosciuto che anche l’evocazione indiretta di un individuo attraverso elementi iconici può costituire una violazione del diritto all’immagine, soprattutto quando tale uso avviene per fini commerciali. Il fatto che la pubblicità non mostrasse il volto di Dalla né lo nominasse esplicitamente non bastava a escludere l’illegittimità dell’operazione.

 

Questo caso aprì una strada importante nel diritto italiano: stabilì che l’identità personale può essere tutelata anche oltre la raffigurazione fisica, quando oggetti, abiti o accessori assumono un ruolo identificativo forte e inequivocabile. In sostanza, l’immagine di una persona può esistere anche “per assenza”, se ciò che resta è comunque sufficiente a richiamarla con chiarezza.

 

A distanza di decenni, la vicenda Dalla-Autovox resta un precedente fondamentale in materia di diritti della persona e uso commerciale dell’identità. Un esempio eloquente di come anche i dettagli – un cappello, un paio d’occhiali – possano diventare simboli protetti dalla legge.

 

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