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Home » diritto d'autore » J.K. ROWLING E LA STRENUA DIFESA DEL COPYRIGHT
martedì, 18 Set 2012

J.K. ROWLING E LA STRENUA DIFESA DEL COPYRIGHT

Post by on diritto d'autore, Pirateria 1486 0

A differenza del ‘rivoluzionario’ Coelho, l’approccio di J.K. Rowling è, per quanto riguarda la gestione del diritto d’autore, assoluta espressione dell’establishment editoriale.

 

  • Gli ebook di Harry Potter

Per 14 anni ha evitato di pubblicare Harry Potter in ebook per paura della pirateria, che nonostante questo è comunque abbondantemente fiorita, e solo quest’anno si è decisa a entrare nel 21esimo secolo, optando fra l’altro, a sorpresa, per ebook senza DRM.

 

  • Il nuovo romanzo in uscita a settembre

Tuttavia, questo non ha cambiato il suo approccio generale al diritto d’autore, visto che la paura di fughe premature del suo prossimo libro, The Casual Vacancy, ha determinato la scelta di non fare uscire il libro in simultanea col mercato inglese in quei Paesi considerati più a rischio di pirateria, come Slovenia, Finlandia e, manco a dirlo, Italia. Di conseguenza, questi Paesi dovranno fare maratone per tradurre le 512 pagine del libro in tempo per la stagione natalizia. Circostanza di cui gli editori penalizzai non sono, ovviamente, affatto felici.

 

  • L’approccio alle violazioni e il caso Lexicon

Del resto questa ‘tattica’ è stata usata anche per tutti i romanzi di Harry Potter, nonostante il fatto che i Paesi dove le notizie sono trapelate in passato siano stati, anzitutto proprio UK e USA. In casi di violazione come questi la scrittrice è sempre intervenuta con pugno di ferro e se in tali frangenti si può comprendere la sua posizione, si resta invece perplessi davanti ad azioni legali quale quella contro il Lexicon – un’enciclopedia su Harry Potter creata in Rete dal fan americano Steve Vander Ark e alcuni collaboratori – che la Rowling ha sempre elogiato finché il suo creatore ha deciso di trasferire l’esperienza dall’online alla carta.

Non vi è dubbio che, dal punto di vista strettamente legale, il Lexicon nella sua forma di allora violasse il diritto d’autore – così come del resto è stato accertato con sentenza – in quanto non si tratta di opera critica bensì di opera meramente compilativa e quindi totalmente derivativa dall’opera cui si richiama. Ma il fatto che, improvvisamente, venissero stigmatizzati contenuti elogiati dalla scrittrice stessa fino al giorno prima (la quale ha dichiarato di essersene servita parecchie volte per controllare dettagli durante la stesura dei suoi libri) ha sorpreso sotto il profilo della pessima gestione di immagine, visto che prendersela pubblicamente coi propri fan non è decisamente una strategia di marketing consigliabile e destinata a diventare popolare. A maggior ragione se si considera che di enciclopedie ugualmente derivative su Harry Potter è pieno il mercato e la Rowling e i suoi avvocati lo sanno benissimo – visto che questi ultimi setacciano periodicamente la Rete – ma non sono mai intervenuti.

 

  • La reazione di stampa e colleghi

La scelta è stata stigmatizzata anche da molte testate, come la CNN, l’Independent, il Guardian e il Telegraph e altri scrittori famosi, comePhilip Pullman, Stephen King o Neil Gaiman, si sono espressi totalmente a favore di questo tipo di pubblicazioni secondarie. In particolare, Gaiman fece un garbato post sulla vicenda, in cui senza attaccare la Rowling dichiarava di non condividerne la scelta, mentre ben altro approccio fu adottato invece da Orson Scott Card, che criticò ferocemente la collega.

 

  • Le percezioni ‘legali’ della Rete

Ma al di là del merito della questione o delle voci autorevoli levatesi in difesa dell’enciclopedia, quello che è interessante notare da questo episodio sono le leggende metropolitane portate alla luce grazie ai commenti dei semplici fruitori di forum, mailing list oppure occasionali commentatori di articoli. E’ emersa infatti una concezione della legge tutta particolare poiché, anziché seguire i binari obiettivi dei suoi parametri, è evidente che in Rete essa sia soggetta alle percezioni dei singoli.

 

  • La leggenda metropolitana carta v. online

La prima leggenda è che, per moltissimi, la violazione del diritto d’autore rileva solo se perpetrata attraverso un supporto fisico. In altre parole, anche se il contenuto di Lexicon viola il diritto d’autore, finché l’enciclopedia era disponibile solo online non veniva percepita come lesiva di tale diritto. Si può supporre che questa convinzione sia stata alimentata in parte anche dalle dichiarazioni della Rowling, la quale ha affermato di non avere alcun problema con un Lexicon in Rete ma di averlo con la sua versione cartacea. E in questo, bisogna riconoscere incidentalmente la posizione della scrittrice è coerente con la tolleranza dimostrata verso le innumerevoli fan fiction che fioriscono indisturbate il Rete.

Questa convinzione è in ogni caso, una percezione distorta della legge, la quale non opera discriminanti basate sul mezzo attraverso il quale il diritto d’autore viene violato: se violazione c’è, c’è sia che avvenga su carta (o su qualsiasi altro supporto fisico), sia che avvenga ‘incorporeamente’ sul web.

 

  • La La leggenda metropolitana con v. senza scopo di lucro

La seconda leggenda metropolitana è rappresentata dal fatto che, secondo una estesa percentuale di persone, finché l’eventuale violazione non avviene per scopo di lucro, allora è del tutto tollerabile, o addirittura lecita. Questa convinzione è figlia della percezione, altrettanto falsata, che tutto ciò che è on line sia, ecumenicamente e utopicamente, libero patrimonio di tutti. Una forma mentis che in molte persone è supportata da malafede e si fa forte della difficoltà di perseguire le violazioni on line, dato l’elevatissimo numero di siti, blog e utenti. In molte altre invece, specialmente nei casi di giovani che — appunto per questioni anagrafiche — non hanno mai vissuto una vita senza Internet, questa concezione è semplicemente figlia della disinformazione oppure dalla confusione con la disciplina del copyleft e/o dell’incapacità di comprendere le ragioni per cui è stato creato il diritto d’autore (anche se va detto che le attuali leggi, specialmente quella nostrana, andrebbero abbondantemente riviste e ricalibrate in senso più obiettivo e in relazione agli sviluppi tecnologici della società).

 

  • La leggenda metropolitana della permissività

Ma a prescindere da queste considerazioni, la Rete si dà le proprie, autonome risposte, ancora una volta palesemente distorte. I navigatori sono infatti convinti che le altre pubblicazioni attualmente sul mercato abbiano avuto l’assenso della scrittrice, oppure che la Rowling, bontà sua, abbia deciso di non perseguire quei libri, magari perché lusingata dal fatto che venisse tributata tanta attenzione accademica alla sua creazione. Oppure ancora, la Rete ritiene che questi libri abbiano anch’essi violato il diritto d’autore e l’abbiano fatta franca, ammantando così di un’ombra ingiusta e infamante gli autori e gli editori di tali opere.

 

  • L’ignoranza del concetto di fair use

Quello che la gran parte dei netizen evidentemente ignora è proprio i concetto di ‘fair use’ (uso leale) di qualsiasi lavoro protetto da diritto d’autore, il quale legittima la pubblicazione di tutti i lavori di analisi, di critica e di approfondimento basati su un altro libro, a prescindere dall’espressa autorizzazione dello scrittore del libro ‘primario’ o dalla sua presunta magnanimità nel non bloccare la loro pubblicazione. Si tratta di una norma a tutela della libera circolazione delle idee, che dalla notte dei tempi arricchisce il patrimonio culturale dell’umanità anche se le idee ‘sopraggiunte’ figliano da altre idee ‘precedenti’. Del resto, nell’arte, nessuno inventa mai nulla di nuovo – così come la Rowling non ha inventato i maghi e i castelli incantati, o le scuole di magia e i lupi mannari, o gli ippogrifi e le manticore — ma elabora solo nuovi modi per esprimere determinati concetti.

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