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Home » editoria » IL BLOG DEGLI EDITORI CHE PAGANO
domenica, 26 Gen 2014

IL BLOG DEGLI EDITORI CHE PAGANO

Post by on editoria 837 0

paidUn’iniziativa molto singolare ha preso recentemente l’avvio in Rete: si tratta di un blog creato da traduttori, revisori ed editor, ma aperto anche a contributi degli scrittori, su cui vengono riportate, attraverso brevi messaggi, le esperienze dei medesimi con gli editori. Ma non tutti gli editori, solo quelli che hanno saldato puntualmente e secondo i termini contrattualmente concordati. Si può visionare qui.

 

Un metodo efficace per aggirare lo spinoso rischio della diffamazione e, al tempo stesso, per far circolare le informazioni in Rete. Ma anche, indirettamente, per creare un circolo virtuoso, perché se è vero che non essere menzionati non significa, automaticamente, far parte della categoria dei morosi (in alcuni casi, semplicemente, nessuno degli operatori del settore ha lavorato di recente con gli editori non presenti nel blog), il timore del dubbio potrebbe spingere le case editrici inadempienti a cambiare marcia.

 

Anche nei confronti degli editori menzionati il blog impone tuttavia un caveat, avvisando che

 

Non tutti gli editori presenti sono solventi con tutti. Non tutti gli editori sempre solventi pagano tariffe adeguate (qui c’è anche il problema di chi accetta tariffe non adeguate, ma si aprirebbe un altro capitolo enorme che va affrontato seriamente).

 

E’ un’iniziativa destinata a far discutere, non appena la notizia della sua esistenza raggiungerà anche le grandi testate (che notoriamente hanno riflessi da bradipo e ci impiegano diversi giorni prima di accorgersi dei fermenti della Rete). E fra la stampa specializzata che, al contrario, ne ha preso subito buona nota, già avanzano le critiche. Così, per esempio, l’ottimo sito Bibliocartina sostiene che un blog siffatto non serva poi a granché, in quanto le informazioni sulle tipologie contrattuali non sono specificate e quindi l’essere stati pagati può volere dire tutto o niente.

 

Personalmente sono di opposto avviso, proprio per via del virtuoso effetto indiretto che può produrre a difesa della reputazione del proprio brand: se i lettori avessero il dubbio che l’editore X o Y non paga i suoi collaboratori, potrebbero infatti decidere di attuare lo sciopero degli acquisti rivolgendosi ai concorrenti più sicuri. Un po’ come succede già in campo cosmetico, dove le consumatrici stanno optando in misura sempre maggiore sui prodotti non testati sugli animali a scapito degli altri concorrenti o, proprio in campo librario, come è successo recentemente ad Amazon, su cui capo è piovuta l’indignazione e la minaccia di boicottaggio della Rete quando è stata divulgata la notizia delle condizioni in cui operano i suoi lavoratori in Germania.

 

La parola d’ordine che sta venendo di moda in questi ultimi anni è, infatti, ‘etica’. Ed è solamente un bene, visto che con l’avvento dell’industrializzazione il profitto è sempre venuto prima di qualsiasi altra cosa e gli effetti devastanti di questa politica sono ormai sotto gli occhi di tutti.

 

Doveroso, infine, menzionare il monito finale del blog, che ci ricorda come

 

“un editore che paga puntualmente non è virtuoso, fa solo il suo dovere”.

 

Una società abituata al malcostume in ambito lavorativo, spesso può arrivare infatti a dimenticarsene e a considerare eccezionale ciò che invece deve darsi per scontato.

 

 

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